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Il Suono Del Silenzio

The Sound Of Silence

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Storia di una giovane promessa della musica classica.
ItalianNotes
Sono madrelingua italiano, ho una laurea triennale in Lingue e Letterature Straniere ed ho avuto un'esperienza di montaggio sottotitoli al Lucca Film Festival 2014.
Andrea Bruciati
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Spesso Ferenc si ritirava in una collina sopra Visegrad, il suo paese natale. Una collina da dove poteva vedere a malapena la città di Budapest.

Quella città piena di speranze, quel posto idilliaco dove aveva sempre sperato di trovare la sua strada.

Visegrad semplicemente non aveva la stessa vita di Budapest. A volte Ferenc si sentiva spompato a rimanere lì.

Budapest era il luogo dove tutto si poteva realizzare, anche il più impensabile dei sogni.

Fin da quando era piccolo aveva sempre sognato di viverci. All'età di sette anni, andò a Budapest per la prima volta con la famiglia.

Da lì non si dimenticò mai la performance di musica jazz che videro al Teatro dell'Opera. Fu da allora che Ferenc non si distaccò più dalla sua bassotuba.

Per lui era più di uno strumento. Suonare la bassotuba era un'esigenza primaria, come respirare.

Ferenc non desiderava altro, voleva solamente suonare al Teatro dell'Opera di Budapest.

Intento a strappare tutti i fili d'erba su quella piccola radura, Ferenc vide un uomo anziano che passeggiava fra le vigne dietro di lui.

Il vecchio posò la sua carriola piena zeppa di erbacce, si tolse il suo cappello da contadino e si mise a sedere sotto l'ombra di un alberello.

"Sai Ferenc, tua madre mi ha parlato di te." . Ferenc non si spiegava come mai sapesse il suo nome.

Ferenc stava per entrare insieme al suo giovane ensemble in quell'immenso palco che aveva il Teatro dell'Opera. Era pienissimo. Le dita di Bert cominciavano a tremare.

"Andrà tutto bene, vedrai", gli sussurrò Johnny, simpatico e tarchiato fagottista.

Entravano. Applausi. Si sistemarono insieme agli altri. Piccoli attimi di silenzio. Il maestro era pronto. Anche l'ensemble. Silenzio della platea. Il brano cominciò.

Tutto proseguiva sulle dolci note di Tchaikovski, quando all'improvviso si sentì un botto. La bassotuba cadde dalle mani di Ferenc. Quest'ultimo lanciò un'occhiata a Johnny, poi riprese la bassotuba.

Il brano continuava. L'ensemble suonava impassibile. Ma Ferenc smise di suonare. Vide l'uomo calvo ed elegante che se ne stava andando. Rimase fermo immobile con la bassotuba in mano.

Il brano finì. Ci fu qualche secondo di silenzio, prima di una ovazione piuttosto contenuta.

L'ensemble si ritirò dietro le quinte lentamente e in maniera piuttosto imbarazzata. Ferenc played just half of the song.

Dietro le quinte, il direttore si sfogò. "Che ti prende? Avevi le mani di burro oggi?" disse lui con amaro sarcasmo, voltandogli le spalle.

Johnny e Ferenc si guardavano negli occhi, coscienti che oramai la canzone era terminata. Ferenc si era appena accorto che la sua occasione era sfumata.

Ferenc used to retire himself in a hill over Visegrad, his little town. A little hill from where he could barely see Budapest.

That hopeful city, that idyllic place in which he always hoped he will have found his way

Not that it was bad, but simply it didn't have the Budapest lifestyle. Sometimes he was just fed up.

Budapest was the place in which everything was possible, even the most unthinkable dream.

Since he was a kid, Ferenc always dreamt about living there. At the age of seven, he visited Budapest for the first time with his family.

Since that visit, he never forgot the jazz performance he saw at the Opera Theater. It was since then that he never gave up playing the bass tube.

It was more than an instrument. Playing the bass tube was as necessary as breathing.

Ferenc didn't want anything else, he just wanted to play in the Budapest Opera Theater.

Intent on tear off blades of grass on that small clearing, Ferenc saw an old man walking on a close path.

The old man put down his barrow full of weeds, put off his country hat and sat down in the shadow of a tree.

"Your mother told me 'bout ya." . Ferenc couldn't understand why he knew his name.

Ferenc was about to enter with his young ensemble in that huge stage of the Opera Theater. It was sold out. Bert's fingers started to tremble.

"It's gonna be alright, you'll see", whispered Johnny, a nice and stocky fagotto player.

They entered. Applauses. The ensemble took their place. Little moments of silence. The director was ready. Even the ensemble. Silence of the audience. The song began.

It all went on with the sweet notes of Tchaikovsky, when all of a sudden came a thud. The bass tube fell from Ferenc's hands. The latter stared at Johnny, then he grabbed the bass tube again.

The song continued. The ensemble kept on playing undismayed. But Ferenc stopped. He saw the bald and elegant man exiting the theater. He stood still with the bass tube in his hands

The song ended. Before some second of silence, after a rather poor standing ovation.

The ensemble went in the backstage slowly and rather embarassed. Ferenc suonò solo metà della canzone.

In the backstage, the director vented. "What's wrong with you? Were you butterhanded?!", said him with a dry sarcasm, turning his back on him.

Johnny and Ferenc stared at each other, aware that the song was just over. Ferenc was now aware that even his chance was over.