Italian & English

Lacrime di Drago

Dragon Tears

€ 22
ItalianDescription
Se il tuo paese, il tuo migliore amico ed il tuo futuro fossero in pericolo, avresti il coraggio di mettere a repentaglio la tua vita? Scopri le ardue scelte cui il giovane Frenk deve far fronte per liberare la sua patria fantastica da un'antica maledizione e salvare un migliore amico molto speciale da morte certa. Prova anche tu le intense emozioni e la suspense di questa storia fantasy e lasciati guidare all'interno di un mondo dove tutto è possibile...
ItalianNotes
Il testo in lingua italiana, in quanto redatto nella mia lingua madre, rappresenta la copia originale del romanzo e contiene un linguaggio ricco e sfaccettato, tipico della narrativa fiabesca. La sintassi è lineare e segue l'ordine cronologico degli eventi, non celando quindi trappole insidiose per il lettore straniero. La traduzione verso l'inglese è la trasposizione ideale del romanzo verso una lingua che studio con passione da molti anni. Ideale, perché è stata realizzata con una fedeltà assoluta nei confronti dell'idea, (io stessa sono autrice e traduttrice); scelte più libere sono state invece applicate sul piano lessicale. La traduzione che troverete si sforza di essere il più possibile uno "specchio della forma". Tuttavia, laddove quest'ultima rischiava di subire limitazioni per ragioni culturali o stilistiche, si è fatto ricorso a un testo libero dal vincolo delle parole, che fa da specchio fedele soltanto nei confronti del contenuto. Detto questo... vi auguro buona lettura!
Chiara Valchera
Preview

These are the two books you will receive with your purchase. Click the text to try it out.
Bookmarks will not be saved and you will receive a much better reading experience with your purchase.

C'era una volta una un maestoso drago femmina di nome Fulgoris. Era la regina incontrastata dei cieli della Valle Incantata.

In quei tempi, nella Valle, regnava la pace e tutti gli esseri che la abitavano erano in armonia tra di loro.

In particolare, i draghi aveano un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'equilibrio.

Erano esseri dotati di un'incredibile intelligenza, capaci di comunicare tra loro con un finissimo linguaggio mentale. Ognuno di essi era dotato di particolari poteri, in base alla categoria cui apparteneva.

Soprattutto, si distinsero come custodi dei Semson, i semi della vita.

Questi ultimi permettevano che la vita fiorisse dovunque. Il loro aspetto era simile ad una polvere dorata ed emanavano un intenso odore di zolfo.

In loro assenza, l'aratro più esperto ed il terreno più fertile non sarebbero stati sufficienti a far sì che una piantina germogliasse.

Allo stesso modo, la mucca non avrebbe potuto partorire i suoi vitellini ed un'ape non sarebbe stata capace di impollinare un fiore. Dove c'era un Semson, c'era vita.

Fulgoris, uno degli esseri più eleganti del regno, aveva capacità di volo inimmaginabili e proprio per questo era la principale protettrice della Valle.

I suoi occhi color smeraldo vedevano a parecchie miglia di distanza ed erano in grado di rilevare il minimo movimento sospetto.

Gli abitanti della Valle Incantata potevano dormire sonni tranquilli grazie alla sua presenza quale guardiana del cielo e della terra.

La Valle Incantata all'epoca dei draghi era una terra fertile e prolifica. I boschi crescevano rigogliosi; la flora e la fauna vantavano una varietà innumerevole di specie.

Il tutto, perfettamente in ordine.

In quel tempo, ovviamente, esisteva anche la razza umana, sebbene non fosse ancora sviluppata e malvagia come oggi. Soleva vivere in grande armonia con il tutto.

Tra draghi ed esseri umani esisteva un'ottima comunicazione, ma gli umani non potevano neanche lontanamente eguagliare la sensibilità e la saggezza dei draghi.

Fu proprio in una splendida giornata dell'Epoca dei Draghi che Fulgoris trovò i due gemelli che diedero vita alla storia dei due regni.

Fulgoris si librava alta in volo, nell'aria tersa dei cieli del mattino, quando all'improvviso udì un rumore strano.

Ripiegò sottilmente le ali variopinte per scendere di quota e cominciò a planare sulle cime dei pini.

Da quell'altezza, poté ascoltare distintamente dei vagiti, e grazie all'acutezza della sua vista, capace di filtrare la trama del fogliame, individuò una cesta abbandonata sulla riva del Rio Mastro.

Era incagliata e piccole onde si infrangevano su di essa, facendola ondeggiare avanti e indietro.

Fulgoris atterrò silenziosamente, con grazia.

Guardinga, si avvicinò alla cesta. Ne proveniva un pianto sommesso, che creava quasi una melodia con lo sciabordio delle onde.

All'interno, due piccoli umani in fasce, perfettamente identici, si affacciavano a una nuova vita.

Fin dal momento in cui li trovò, Fulgoris si prese cura dei gemelli, e li mise sotto la sua ala protettiva. Li accudì con grande istinto materno, proprio come se fossero stati i suoi cuccioli.

Li tenne al sicuro nelle notti di pioggia, procurò loro il cibo, li aiutò a muovere i primi passi. Addirittura, insegnò loro a volare in sella a un drago e ad avere il dominio incontrastato dei cieli.

Ovviamente, fece in modo che apprendessero anche gli usi e i costumi della loro razza, e per questo decise di inserirli nella comunità degli uomini.

I due bimbi furono accolti all'interno di una delle migliori famiglie e così, appresero i valori fondamentali della razza umana: l'onore, la forza, la sapienza,

ma soprattutto il rispetto per il sistema della Valle Incantata, per i delicati Semson, alla base del ciclo vitale, e per i draghi, custodi secolari della pace.

Grazie a Fulgoris, Gladius e Barbaridor, questi i nomi che la comunità umana aveva conferito ai gemelli, furono intermediari formidabili fra le due specie.

Ciò permise una comprensione ancora più profonda e completa di quanto non fosse mai accaduto in passato. Questa fu l'era di maggior splendore conosciuta nella Valle Incantata.

Gladius e Barbaridor, crescendo, rivelarono come il contatto fra i due mondi, quello umano e quello dei draghi, li avesse resi speciali.

Erano entrambi grandi comunicatori e la gente li stimava per la loro intelligenza.

Col passare del tempo, acquisivano l'antica saggezza accumulata nei secoli dai draghi e la capacità di adattamento degli esseri umani.

Un giorno, gli abitanti della Valle decisero che sarebbe stato giusto porre i gemelli, ormai adulti, alla guida del popolo. Si consultarono con i draghi ed ebbero la loro approvazione.

Fu inoltre stabilito che il Rio Mastro facesse da spartiacque fra le terre ad est, affidate a Barbaridor e quelle ad ovest, sotto la guida di Gladius.

L'amministrazione dei due regni proseguì in modo sereno per molti anni.

Tuttavia, con l'invecchiare, Barbaridor diventava sempre più avido e tiranno,

mentre Gladius si distingueva per la generosità con cui distribuiva i Semson, permettendo alla sua terra di arricchirsi e alla sua gente di prosperare.

Ciò provocò le ire e le invidie del fratello che, al contrario, faceva soffrire il popolo per il suo egoismo.

Barbaridor, infatti, iniziò a pensare che essere la guida di un popolo gli desse diritto a privilegi. Iniziò a sentirsi superiore a quelli che ora considerava i suoi “sudditi”.

Decise che da quel momento in poi, non avrebbe più distribuito equamente i Semson tra gli esseri viventi del suo regno. Lasciava agli altri soltanto il minimo indispensabile; con tutto il resto, arricchiva se stesso.

Il regno ad est del fiume conobbe quindi povertà e privazioni, tanto che gli fu attribuito il nome di Miseridom, o regno della miseria.

Il regno di ovest, al contrario, fu soprannominato Excelsior, o regno dell'eccellenza.

L'egoismo di Barbaridor si fece così forte, che lo rese un uomo malvagio e corrotto.

Desiderava superare il fratello gemello, ma poiché non poteva competere quanto a giustizia e virtuosità, decise di alterare il ciclo della vita e sovrastarlo con l'immortalità.

Per fare ciò, però, aveva bisogno di accumulare ancora più potere e di impadronirsi di tutti i Semson presenti nella Valle Incantata.

Fece quindi ricorso alla magia e pronunciò una maledizione contro Gladius e il suo regno.

Tolse il diritto alla vita a tutti gli altri esseri viventi di Excelsior. Li condannò a vivere rinchiusi all'interno di uno spazio dal quale era impossibile uscire.

Per garantirsi ciò, pose i Dragovamp, mortali mostri succhia-sangue, a guardia del confine, che si infittì di una foresta di rovi, successivamente chiamata Lockwood, bosco impenetrabile.

Tuttavia, la parte più tetra della maledizione riguardava i Semson. Trascinò via dall'intero regno di Excelsior ogni più piccola traccia dei Semson, e se ne impadronì. Fu così che diventò immortale.

I fiori, i frutti e la ricca vegetazione di Excelsior avvizzirono lentamente. Gli animali smisero di riprodursi, e così gli esseri umani e i draghi. L'equilibrio si ruppe.

Tuttavia, Gladius non rimase inerme davanti all'immane spettacolo, ma scagliò un poderoso controincantesimo.

Egli sapeva, che soltanto i draghi avrebbero potuto ripristinare l'antico splendore, così annunciò che un giorno sarebbe venuto un drago capace di spezzare il maleficio.

Purtroppo però, per permettere che il sortilegio avesse effetto, fu costretto ad attingere a tutto il suo potere e ciò lo lasciò stremato e senza vita.

Non appena Barbaridor seppe del controincantesimo, prese una decisione drastica: se un drago poteva rompere la maledizione, allora tutti i draghi sarebbero morti.

Organizzò un sanguinario massacro nel quale sterminò tutti i draghi della Valle e distrusse tutte le loro uova. Li cercò e li scovò in ogni angolo del cielo e della terra, ed essi non trovarono rifugio alcuno.

Ne uccise la maggior parte di persona, persino l'amorevole Fulgoris, che fino all'ultimo non poté difendersi da colui che aveva amato come un figlio.

I draghi erano estinti. La Valle Incantata non esisteva più. Ed anche la speranza sembrava scomparsa.

Erano quelli tempi molto bui. Il Regno di Excelsior sembrava destinato a soccombere inevitabilmente, ripetendo le sorti di Miseridom.

Per le strade era sempre più raro ascoltare le grida spensierate dei bambini.

La maggior parte delle piante erano rinsecchite ed i fiori appassiti. I draghi, ormai, erano soltanto una leggenda lontana a cui nessuno credeva.

Era una terra senza guida, dove ognuno faceva ciò che poteva per sopravvivere.

I pochi che per pazzia o per disperazione si avventuravano ai confini del regno, cercando di varcare le soglie di Lockwood, non tornavano più. Oppure venivano ritrovati, successivamente, esangui e senza vita.

Si diceva che al di fuori di Excelsior le tenebre fossero calate perennemente, quasi a suggellare la morte di un'era. E i dragovamp, che erano creature notturne, seminavano il terrore tutt'intorno.

Nessuno era mai riuscito ad avvistarli. O meglio, nessuno era mai tornato indietro per raccontarlo.

Il vecchio Barbaridor si era ritirato nel suo castello, sulla cima del picco più alto della Valle, dove si era circondato di pochi e malvagi fedeli.

L'oscurità avvolgeva tutto ciò che una volta era stato Miseridom e che ora non era altro che un cumulo di morte e macerie.

Era questo l'ambiente in cui era cresciuto Frenk, un ragazzino sedicenne, dotato di una grinta che stonava con il resto dell'atmosfera.

Era orfano. Non si sapeva niente né delle sue origini, né dei suoi genitori. Era figlio di tutti e di nessuno, come molti in quella triste era.

A differenza degli altri adolescenti, che si erano ingrigiti al pari della loro epoca, lui era vivace, attivo, sempre in movimento.

I membri più vecchi del villaggio, e quindi i più saggi, si sforzavano comunque di guidare la gioventù, sebbene non avesse futuro.

Ma era un compito assai difficile. Ancor più, con un tipo come Frenk, che non accettava la rassegnazione del suo popolo.

Era dinamico e convinto che esistesse ancora un domani felice per Excelsior. Se solo ci fosse stato qualcuno disposto a lottare.

Mille volte, i saggi avevano cercato di dissuaderlo da questi pensieri, e di fargli capire che senza Semson il destino di tutti era segnato.

Ma lui non si arrendeva. Era testardo e decise di intraprendere una serie di spedizioni segrete.

Il suo più grande desiderio – il suo unico desiderio, in realtà – era sfondare la barriera offerta dalla foresta di Lockwood e uccidere o neutralizzare i dragovamp.

In questo modo, il suo popolo avrebbe potuto trovare i Semson nel mondo esterno.

Quel giorno, Frenk si trovava proprio nel mezzo di una delle sue missioni.

A dire il vero, stava facendo una piccola pausa, sdraiato contro il tronco di un albero: le mani incrociate dietro la nuca, lo sguardo fisso sulla cupola di vegetazione sopra alla sua testa.

A un tratto, notò qualcosa di insolito. “Che cos'è questo?” si domandò, osservando un grosso oggetto rotondo che pendeva da un ramo dell'albero al quale si era appoggiato.

Decise di osservare più da vicino e si alzò in piedi. Aveva l'aspetto di una grossa pietra ovale ed era parzialmente ricoperto da piante rampicanti e detriti.

Liberò l'oggetto misterioso per cercare di capire di cosa si trattasse.

Continuò ad esaminarlo. Era molto pesante, tuttavia la superficie liscia aveva un aspetto stranamente elastico ed il colore opalescente cambiava riflesso in base al riverbero della luce.

Se non fosse stato per quella consistenza particolare, avrebbe potuto essere un'enorme pietra preziosa. O magari avrebbe potuto rivelarsi utile come arma contro i dragovamp.

Gli sembrò di ricordare, che una volta, un saggio aveva affermato che il fuoco era l'unica minaccia mortale per quei terribili esseri.

Purtroppo, però, nessuna forma di fuoco allora conosciuta si era mai rivelata efficace.

Frenk, curioso per natura, afferrò la pietra con entrambe le mani e la scosse vigorosamente. Niente. Se la avvicinò all'orecchio, continuando a scuoterla. Ancora niente.

La sollevò con tutte le sue forze e la scaraventò a terra. A quel punto, accadde qualcosa di molto strano.

L'oggetto prese a pulsare e cominciò a venarsi, come se avesse dovuto spaccarsi da un momento all'altro.

Le crepe lampeggiarono per alcuni istanti, e poi, inaspettatamente, si rimarginarono. L'oggetto riprese quindi l'apparenza e la consistenza iniziali.

Rimase alcuni istanti perplesso, con il grande oggetto rotondo in mano, riflettendo su cosa fare.

Sebbene stesse vagando nella selva soltanto da un paio d'ore, ritenne più opportuno rientrare.

Il tramonto era vicino e i dintorni di Lockwood non erano più un posto sicuro dopo una certa ora.

Aveva trovato un'enorme pietra elastica ed indistruttibile,

ma, purtroppo, non era riuscito ad individuare nessun varco, nessun passaggio, nessun indizio di una possibile speranza per lui e la gente di Excelsior.

Si riscosse dai tristi pensieri e aprì la sacca per riporvi lo strano oggetto. L'avrebbe portato a casa con sé e poi avrebbe chiesto consiglio agli anziani del villaggio.

A passi lenti si incamminò verso il centro del regno.

Arrivò a casa verso sera, ciò nonostante ad aspettarlo c'era l'intensa e rossastra luce del tramonto. Era sempre un sollievo giungere a Excelsior ed essere accolti dal calore dei raggi del sole.

Entrò nella sua umile dimora. Esausto, depose a terra la sacca e ne estrasse la pesante scoperta.

Ci giocherellò per qualche minuto, osservando le sfumature che la luce del crepuscolo creava su quella superficie così perfetta e levigata.

Poi, perso nei meandri dei suoi pensieri, l'appoggiò sul tavolo al centro della stanza, e si infilò sotto le coperte. Scivolò in un sonno pesante e privo di sogni.

Il giorno seguente, Frenk si svegliò all'alba. Era una bella mattina dall'aria tersa. Si stava stiracchiando nel letto, quando urtò qualcosa di solido sotto le coperte.

Le sollevò di scatto e trovò l'oggetto misterioso. “Ma... Ma... Com'è possibile?” pensò, sgomento. “Ero sicuro di averlo lasciato sul tavolo!”

Rivide mentalmente i suoi ultimi gesti prima di coricarsi e con gli occhi, cercò l'oggetto sul tavolo. Era vuoto!

La strana pietra giaceva proprio lì, affianco a lui.

La toccò. Era calda. Vi appoggiò sopra entrambe le mani. E prese a pulsare. Di nuovo, venature intermittenti ne incrinavano la superficie.

L'afferrò, senza pensarci due volte, la infilò nella sacca e corse verso il centro del villaggio per parlare con il vecchio Madantin.

Entrò nella bottega del saggio con un gran fiatone. Il vecchio Madantin era seduto dietro una scrivania, curvo su una lente di ingrandimento. Stava osservando minuscoli sassolini.

Alzò lo sguardo verso Frenk e disse: "Potrebbero esserci residui di Semson, in questa polvere". Dopo una breve pausa, aggiunse: "È stata rinvenuta nei pressi della foresta di Lockwood."

Frenk, che non aveva ascoltato nulla di tutto ciò che il vecchio Madantin aveva detto, proruppe: "Guarda cos'ho trovato ieri!" E frugò nella sacca, estraendone la maestosa pietra.

Il vecchio Madantin sgranò gli occhi e la prese tra le mani. Rigirò la strana pietra per un tempo che parve interminabile.

Lo osservò attentamente, lo massaggiò e vi appoggiò l'orecchio per vari minuti. Aveva l'aria sbalordita.

"Questo è un uovo!" esclamò infine.

Frenk, che aveva fantasticato su una gemma preziosa dai poteri magici, o magari, sull'arma decisiva per sconfiggere i dragovamp, rimase in silenzio, con l'espressione delusa.

Il vecchio Madantin, invece, aveva l'aria sempre più incredula: "Non è un uovo qualunque, figliolo." Si accarezzò la lunga barba, poi aggiunse: "Quest'uovo mi riporta indietro nel tempo."

Frenk non capiva: “Beh, un uovo di cosa? Pensavo che gli uccelli avessero smesso da tempo di deporre le uova.”

“Credo che quest'uovo appartenga a un'epoca antica; un'epoca in cui gli uccelli non erano gli unici esseri a volare nei cieli della Valle e a deporre uova.

Questo spiegherebbe anche perché non si è ancora schiuso.”

Il vecchio Madantin sembrò agitarsi e prese a parlare in modo concitato: “Devo assolutamente ritrovare quelle pergamene!”

Frenk era sempre più attonito. “Su figliolo, adesso vai. Ricorda solo questo: se hai trovato tu quest'uovo, c'è una ragione. Custodiscilo e cerca di non dirlo a nessuno.”

In fretta, gli restituì l'uovo e lo accompagnò alla porta.

Passò una settimana, e tutto si ripeté più o meno uguale. Frenk usciva al limitare della foresta: esplorava, cercava e non trovava.

Rientrava a casa e l'uovo non era mai dove l'aveva lasciato.

La maggior parte delle volte, era tra le coperte del suo letto; altre, in vicinanza del focolare. Sembrava prediligere i luoghi caldi ed accoglienti. Inoltre, pulsava sempre più spesso.

Aveva rispettato le consegne del vecchio Madantin e non aveva condiviso con nessuno la sua strana scoperta.

Tuttavia, si sentiva giorno dopo giorno sempre più curioso di scoprire quale strano essere contenesse.

In casa, si percepiva chiaramente la presenza di quella forte creatura, che già dall'uovo, manifestava i suoi gusti.

Frenk si era ormai abituato a tutte quelle stranezze, e aveva preso a vezzeggiare l'uovo.

Lo teneva proprio in grembo, quando si ruppe. Le crepe si aprirono senza rimarginarsi, stavolta, e l'elastico guscio si spaccò in tanti pezzi.

Seguirono attimi di estrema tensione; poi, dalle spaccature si affacciarono un paio di narici curiose. L'attimo successivo, l'uovo si frantumò completamente.

Al suo posto, apparve, in tutto l'antico splendore della sua razza, un magnifico drago.

Un draghetto a dire il vero. Infatti, era solo un cucciolo, grande più o meno quanto un agnello.

Si guardava intorno smarrito, con i grandi occhi verde smeraldo alla ricerca di protezione e di qualcuno che lo rassicurasse.

Frenk era in uno stato di meravigliosa ammirazione. Osservava la stupenda pelle squamata della creatura, brillante di riflessi iridescenti argentei e rosati; le ali, già imponenti e maestose;

e l'atteggiamento, così tenero e insicuro, e allo stesso tempo, elegante e intimidatorio.

Infine, i loro sguardi s'incontrarono. Quell'attimo fu magico. Seppero da subito che le loro vite ed i loro destini erano indissolubilmente legati. Rimasero così, incantati, l'uno a fissare l'altro per molto tempo.

Dal canto suo, il draghetto studiava con amorevole rispetto l'essere che si era preso cura di lui e l'aveva coccolato dentro l'uovo.

“Mamma!”, esclamò una voce stridula nella mente di Frenk, mentre il draghetto puntava il muso verso di lui sbuffando un fumo violetto dalle narici.

Frenk sussultò dallo spavento e dalla sorpresa. “Eh?!” fu tutto ciò che riuscì a pronunciare.

E di nuovo, sentì: “Mamma, mamma, come sei bella! Non ti immaginavo così mentre ero nell'uovo!”

A quel punto, Frenk pensò senza nemmeno rendersene conto: “Non dirmi che pensi che io sia tua madre!”

Solo quando vide che gli occhi del draghetto si erano inumiditi e che stava per scoppiare in quello che sarebbe stato il pianto di un cucciolo di drago, si rese conto che aveva involontariamente parlato con la piccola creatura.

E non solo! Il draghetto l'aveva a sua volta sentito, ed era stato ferito dalle sue parole.

“Ehi, ehi, aspetta. Non piangere, non volevo dire questo”, si affannò a rimediare Frenk, stavolta parlando ad alta voce e protendendosi verso il piccolo drago.

Quest'ultimo, immediatamente confortato da quelle parole, si rianimò. Fissava Frenk, con occhi colmi di dolcezza. “Come ti chiami?” gli chiese, ancora col pensiero.

Il ragazzo era affascinato. Nessuno dei due parlava; o meglio, nessuno dei due parlava in modo convenzionale, muovendo la bocca, producendo suoni. Eppure si sentivano perfettamente.

Stava comunicando con un drago appena nato. Sconcertante! Gli rispose, mentalmente: “Mi chiamo Frenk.”

“E io? Qual è il mio nome, Fenk?”, ribatté il draghetto. Frenk lo guardò divertito. Non riusciva a pronunciare il suo nome telepaticamente. Si concentrò per un attimo,

ma il nome del drago gli uscì in modo del tutto naturale, come se l'avesse sempre saputo. “Porfix”, disse.

Neanche a dirlo, Frenk e Porfix divennero immediatamente grandi amici. Il fatto di poter leggere l'uno nel pensiero dell'altro li rendeva semplicemente inseparabili.

“Ho fame!”, si lamentava il draghetto. Così, i due andavano alla ricerca del cibo ideale per cuccioli di drago affamati.

Inizialmente, Frenk non aveva idea di quale fosse la giusta alimentazione per un drago, quindi dovette chiedere consiglio al vecchio Madantin. La caccia e la pesca: queste erano le soluzioni.

Andarono a pesca insieme. Porfix studiava attentamente la superficie dell'acqua. Con i suoi occhi, capaci di vedere attraverso di essa, riusciva ad avvistare anche i pesci più veloci.

Purtroppo, però, era ancora goffo nei movimenti e ogniqualvolta tuffava una zampa in acqua, ecco che perdeva la preda.

Frenk costruì quindi una canna da pesca e cercò di pescare al suo posto, mentre Porfix si appostava su un'altura e gli comunicava col pensiero quando la vittima era vicina.

Purtroppo, però, nemmeno Frenk era un abile pescatore, cosicché i due dovevano accontentarsi di bottini mediocri.

Provarono anche ad andare a caccia insieme. Porfix, con il suo colore grigio-rosato, riusciva a mimetizzarsi perfettamente tra le rocce e così tendeva agguati a piccoli mammiferi sfortunati.

Però, era ancora troppo rumoroso per non essere notato, quindi fu spesso costretto a rinunciare alla sua cena.

Frenk costruì allora un arco e delle frecce. Tentavano di cacciare con lo stesso metodo che utilizzavano per la pesca, ma la mira di Frenk lasciava ancora troppo a desiderare.

Inoltre, Frenk si dedicò appassionatamente allo studio dei draghi. Grazie al vecchio Madantin, disponeva di libri e pergamene in abbondanza.

Secondo le sue ricerche, Porfix era un drago di fuoco, della categoria vulcanica.

Gli esemplari adulti – recitavano i prontuari – potevano sputare fiammate lunghe diversi metri ed erano capaci in incenerire qualsiasi cosa.

Frenk consacrava giornate intere al tentativo di stimolare in Porfix il dono del fuoco.

Seguiva gli esercizi dei manuali e si affidava all'improvvisazione, ma niente succedeva; soltanto i soliti sbuffi e nuvolette di fumo viola.

Dagli antichi libri del vecchio Madantin, studiarono anche le tecniche di volo e le mappe dei cieli.

E infatti, arrivò il tempo in cui Porfix avrebbe dovuto volare. Ma anche questa si rivelò un'impresa piuttosto ardua.

Provarono a lanciarsi da dirupi, cime di alberi e picchi di roccia, ma terminavano sempre per schiantarsi, in modo più o meno grave.

Una volta, Frenk si ruppe addirittura un braccio e Porfix la punta della coda.

Insomma, i due passavano la maggior parte del tempo insieme.

Ridendo spesso, soffrendo a volte, crebbero insieme, legati per sempre.

Excelsior era per adesso la loro arena di allenamento... Lockwood sarebbe stato un giorno il loro campo di battaglia.

Miseridom, quattro anni dopo...

Dal suo angusto castello, Barbaridor contemplava la decadenza intorno a sé. Era ormai vecchio e incartapecorito, ma si ergeva immortale sul suo alto trono.

Erano passati anni dall'ultima volta in cui aveva lasciato la sua fredda fortezza. Le notizie che riceveva regolarmente dai suoi informatori rappresentavano il suo unico contatto con il mondo esterno.

Ogniqualvolta, per esempio, un abitante di Excelsior moriva per mano dei dragovamp, le sue guardie, sparse in tutto Miseridom, gli riportavano l'accaduto.

Nonostante fosse l'epoca più buia conosciuta nella storia della Valle Incantata, era anche quella meno densa di avvenimenti.

Barbaridor trascorreva quindi parte della sua eternità richiuso nella cosiddetta Stanza del Tesoro, dove erano stati sigillati tutti i Semson.

Si trovava proprio lì, a respirarne la magica essenza, il giorno in cui le guardie avvistarono qualcosa di strano.

“Mio signore, le sentinelle di turno sulla torre ovest hanno rilevato un'anomalia in cielo.”

“Quale anomalia è così importante da permettervi di disturbarmi mentre mi trovo qui? Sapete che voglio essere lasciato in pace!” tuonò, Barbaridor.

“Creatura alata, colore argenteo con riflessi rosati, grandezza superiore ai volatili conosciuti – rispose pronta la guardia – in volo sull'estremo oriente di Miseridom, al confine con la foresta di Lockwood.”

Barbaridor sussultò. Un fulmine di repentino terrore gli attraversò gli occhi. “Portatemi immediatamente il mio specchio!” ordinò perentorio.

Barbaridor fissava lo specchio d'argento. Sulla superficie opaca si creò un vortice di nubi grigie...

Il loro gioco preferito era planare sull'acqua e accarezzarla producendo divertenti schizzi coi quali si rinfrescavano nei giorni di calura. “Wow!”, gridava Frenk al culmine dell'eccitazione.

Roteavano, più veloci di un fulmine, facendo un'acrobazia dietro l'altra. Prima si lanciavano in folli picchiate seguendo il versante di un dirupo,

poi viravano a quasi un passo da terra, per risalire, più alti delle nuvole.

Frenk era ormai un abilissimo cavaliere e Porfix un drago imponente e maestoso.

Giocavano scatenati ed erano così presi dalle loro capriole che non si accorsero di aver valicato il confine aereo della foresta di Lockwood. Quelle tra cui stavano sfrecciando erano le nuvole di Miseridom.

Frenk si rinvenne a causa dell'oscurità, e subito Porfix corresse la direzione.

Barbaridor inseguiva il riflesso dei due disperatamente; erano così rapidi che stargli dietro era quasi impossibile, nonostante lo specchio magico non avesse limiti di velocità.

Muoveva le braccia freneticamente e impartiva direzioni allo specchio in modo forsennato. Nello scoprire Frenk e Porfix, quasi gli venne un infarto, e sarebbe morto davvero, se solo non fosse stato immortale.

Barbaridor non avrebbe mai permesso che la sua maledizione potesse spezzarsi e che la sua immortalità venisse compromessa. “Gladius – pensò – credevi di avercela fatta con quel tuo stupido incantesimo.

Ma io ho già sterminato migliaia di quei maledetti draghi; uno in più non farà la differenza.” “Guardie!!!”, esplose colmo dell'ira più nefasta.

Il malvagio Barbaridor radunò tutte le guardie e i soldati di Miseridom al suo cospetto.

L'antico fervore e il vecchio odio si erano risvegliati in lui come rinvigoriti, dopo il lungo torpore.

“Nella parte più occidentale del nostro regno è stata avvistata una creatura sospetta. Ebbene, io stesso ho verificato con lo specchio magico e vi posso dire con sicurezza di cosa si tratta.”

Le guardie aspettavano ansiose la risposta. “Di un drago! Ecco di cosa si tratta!”, gridò Barbaridor, con voce poderosa e sprezzante.

Fra le guardie si levò un mormorio confuso e incredulo. “Pensavamo fossero una razza estinta? Credevamo di averli uccisi tutti?

Sì, ci sentivamo al sicuro, qui nel nostro regno, aspettando la fine di Excelsior. Ma ci sbagliavamo! Qualcuno è sopravvissuto! E sapete questo che cosa significa?”

Tuonò minaccioso, puntando lo scettro contro il suo pubblico, come a volerlo interrogare.

“Che la nostra pace è finita. Che presto, quei bifolchi di Excelsior si sentiranno grandi, con il loro drago, e vorranno i nostri Semson. Se li verranno a prendere con la forza!

Già, tutti quei preziosi Semson che abbiamo ottenuto col sacrificio e col sudore.”

Pronunciava il suo discorso con veemenza, contagiando l'intera legione col suo odio. Alcune guardie rispondevano con grugniti di entusiasmo e approvazione. “Guerra!”, strillavano altri soldati.

“E noi dovremmo star qui ad aspettare che ci piombino addosso?! Con il loro drago, per giunta?” Un coro unanime si sollevò dalla folla: “No!”

“In verità vi dico, andiamo noi a prenderli, e a fargli fare la fine che meritano!” “Sì!” risposero tutti quanti all'unisono.

“Si! – fece eco Barbaridor, come un invasato – date loro la caccia, portatemi le loro teste, come all'epoca dei draghi! Montate in sella ai vostri Dragovamp e non abbiate pietà.

Ma attenzione! Il drago e il suo cavaliere sono miei!”

Frenk e Porfix erano ignari di tutto. Semplicemente, durante uno dei loro esercizi di volo avevano perso il controllo e si erano spinti troppo oltre.

Le guardie di Miseridom li avevano avvistati ed ora un intero contingente si stava muovendo verso di loro.

Per fortuna, il vecchio Madantin, che era solito studiare i presagi contenuti nel volo degli uccelli, si accorse che qualcosa di funesto era in procinto di accadere.

Cercò immediatamente Frenk e Porfix per comunicar loro i suoi cattivi presentimenti.

Una volta a conoscenza del pronostico, i due si attivarono senza perdere tempo e sorvolarono tutta la zona. Quando si accinsero a controllare il versante orientale, capirono cosa stava succedendo.

Porfix, grazie alla sua vista, che era in grado di penetrare anche le tenebre più folte, scorse i soldati di Barbaridor, in marcia sulle brulle terre di Miseridom;

alcuni a piedi, altri in groppa ai dragovamp. Si muovevano in direzione di Excelsior ed erano armati e pronti a combattere.

Frenk decise di tornare indietro ed avvisare il vecchio Madantin, affinché gli abitanti del regno si preparassero in qualche modo all'affronto.

Prima di lasciarli andare, il vecchio saggio fermò Frenk e gli mise in mano una sottile e antica pergamena. Lo fissò intensamente negli occhi e gli disse:

“Qui c'è scritta la formula del passato che spiega il presente e che condannò il futuro. Leggila quando sarà il momento e scoprirai la verità.”

Ma, come sempre, Frenk era già completamente catapultato nell'azione imminente e non prestò troppa attenzione alle parole del vecchio. Lo abbracciò, mise da parte il dono e tornò dal suo drago.

A quel punto, drago e cavaliere si diressero decisi verso la battaglia.

Porfix descriveva traiettorie circolari sulle cime della foresta di Lockwood: “Forse è meglio che aspettiamo che escano dalle tenebre”, pensò Porfix.

“Sì, hai ragione – constatò Frenk – sali di quota, così non saremo un bersaglio facile, nonostante la loro superiorità numerica.”

L'esercito di Barbaridor aveva già raggiunto la selva, ma di lui nessuna traccia.

Il re infatti si era tenuto in fondo alle file, protetto da un momentaneo incantesimo di invisibilità ed aveva portato con sé lo specchio magico, per seguire la battaglia da lontano.

Non appena le truppe furono nella selva, Porfix cominciò ad attaccare. “Meglio non farli avvicinare troppo al cuore di Excelsior. Combattiamoli qua, finché possiamo.”

Scese in picchiata a velocità incalcolabile, Frenk ben avvinghiato al suo dorso. Quando il drago raggiunse la distanza necessaria al colpo, infatti, per i soldati sotto di lui era già troppo tardi.

Aprì le sue pericolose fauci e ne fece fuoriuscire una fiamma violacea di almeno dieci metri. Tutto ciò che era vivo e si trovava nel raggio del fuoco, si carbonizzò all'istante.

La colonna centrale della fanteria era stata letteralmente stecchita. Progressivamente, tutto lo schieramento si accorse di quanto era appena accaduto e il panico si sparse veloce tra i soldati.

Tutte le loro teste puntarono in alto per mirare, tra stupore e smarrimento, il primo drago in carne ed ossa dopo lunghissimo tempo.

I soldati non ebbero il tempo di rispondere all'attacco, che già Porfix aveva incenerito un'altra fila della formazione. Con grande sorpresa, Frenk scoprì che le vittime di quel settore erano cavalieri e dragovamp:

ma mentre non restava traccia degli umani, i dragovamp si erano pietrificati nella posizione in cui si trovavano al momento dell'impatto col fuoco, trasformandosi in statue grigie.

“Hai visto?”, si rivolse Frenk a Porfix, trionfante. “Ecco, l'unico fuoco capace di distruggere i dragovamp!” Porfix gli rivolse un'occhiata d'intesa.

Stavolta, però, parte dei cavalieri ebbe il tempo di organizzare il contrattacco. I dragovamp, spiegarono le loro ali nere come la notte e spiccarono il volo sibilando, in direzione di Frenk e Porfix.

Sfoderarono le loro zanne mortali e così si avventarono su di loro.

Porfix, per difendersi, prese ad avvitarsi su se stesso, sputando fiamme in ogni direzione. La sua potenza era tale da annientare chiunque gli si avvicinasse.

Barbaridor, nel frattempo, seguiva la battaglia dal suo specchio, senza perdersi neanche un battito d'ala. Era esterrefatto.

L'ultima volta che aveva visto un umano volare in modo così affiatato con un drago, era ancora un ragazzo – rifletté – mentre chiaramente prendeva forma davanti a suoi occhi il ricordo di suo fratello Gladius.

Le sue truppe erano dimezzate, il campo di battaglia cosparso di dragovamp pietrificati e il drago ed il suo cavaliere dominavano la scena incontrastati.

Decise di intervenire.

Barbaridor diede ordine di far squillare la tromba per annunciare la ritirata.

A quel suono, i dragovamp iniziarono a disperdersi nelle tenebre e i soldati sopravvissuti si diedero alla fuga in modo disordinato alla volta di Miseridom.

Frenk e Porfix si ritrovarono a combattere contro un esercito inesistente. Avevano vinto. Non poterono fare a meno di esultare.

“Ce l'abbiamo fatta!”, urlava Frenk, più euforico che mai. “Stanno scappando! Yuppie!” Porfix si librò in una danza aerea scatenata, al culmine della gioia.

“Gli abbiamo dato un bella lezione”, si dicevano. “Già, se la sono dati a gambe. Siamo stati grandi!”

Infine però, l'euforia cedette il passo alla stanchezza, e i due finirono per atterrare in prossimità della riva del Rio Mastro, per abbeverarsi e distendere i muscoli in tensione.

Porfix si sdraiò sulla pancia, con il muso fra le zampe, osservando con aria divertita il suo padrone, che invece continuava a saltellare da una parte all'altra, rievocando le manovre più incredibili dello scontro.

Si erano concessi soltanto una piccola pausa dopo la dura battaglia, ma purtroppo, avevano abbassato la guardia completamente.

L'infido Barbaridor, infatti, aveva seguito i due eroi dopo la ritirata, ed ora, li spiava da un terreno scosceso sulla sponda opposta del fiume, poco distante da loro.

Era ancora avvolto dall'incantesimo dell'invisibilità, ma presto se ne sarebbe liberato, per poter sferrare il suo perfido attacco. Alle spalle, ovviamente.

Frenk, ancora irrequieto e colmo d'adrenalina, ricordava i pericoli che avevano scampato per un pelo, imitando le manovre di Porfix, che rideva a crepapelle.

Fu proprio mentre faceva una delle sue agitate giravolte, che vide la sagoma di Barbaridor comparire dal nulla, sul quel promontorio poco distante da loro.

Imbracciava un enorme arco, con una freccia incoccata, puntata dritta... al cuore di Porfix.

Frenk non ebbe che una frazione di secondo, per realizzare ciò che sarebbe successo. Il tutto si svolse nel giro di pochi attimi.

Finì la sua giravolta. Si lanciò dritto davanti alla freccia. E cadde. Frenk giaceva lì, immobile e senza vita.

Barbaridor si dileguò con la solita velocità con cui era apparso, nell'attimo stesso in cui ebbe scoccato la freccia fatale.

Porfix non voleva credere ai suoi occhi. Ma i suoi occhi non l'avevano mai tradito. Ciò che aveva visto, era davvero successo.

Non riusciva a distogliere lo sguardo dal corpo del suo migliore amico, disteso a terra, morto.

Non riusciva a capacitarsi che solo fino ad un attimo prima, la vita scorresse prepotente nelle sue vene, e che in meno di un istante, l'avesse abbandonato eternamente.

Sentì una voragine aprirglisi nel cuore e il sangue pulsare all'impazzata.

Emise il boato più tetro e profondo mai conosciuto nella storia dei draghi. Rimbombò, come un terremoto, scuotendo dalle viscere tutte le terre della Valle Incantata.

Come la lava di un vulcano, investì tutti gli esseri viventi di Excelsior e di Miseridom. Non si era mai udito nulla di simile. Quello era dolore di drago.

Porfix sfogò la pena che lo martoriava sputando verso il cielo colonne di fuoco che raggiungevano le nuvole più alte.

Tutta la Valle Incantata aveva gli occhi puntati su quelle esplosioni di luce che, per la prima volta da tempo incalcolabile, furono in grado di dissolvere le tenebre su Miseridom.

Lo struggimento che Porfix provava era tanto grande, da fargli perdere il controllo delle ali e della coda, che dibatteva senza tregua, come fossero state possedute da una forza sconosciuta.

L'impatto generato dagli schianti della sua pesante coda provocò un enorme terremoto, ed il battito convulso delle ali scatenò una tempesta di vento.

Ogni essere vivente nella Valle Incantata si ritrovò a scappare o a cercare rifugio da quella immensa calamità.

Il vecchio Madantin, dal canto suo, consapevole dell'orribile tragedia che si era appena consumata, piangeva lacrime silenziose e amare.

Porfix riuscì a placare il turbine di collera e sofferenza che gli bruciava dentro, solo quando si accorse che il corpo di Frenk sussultava a causa di quelle scosse.

Si calmò all'improvviso come riscuotendosi da un incubo inverosimile e con movimenti cauti e a passi felpati si avvicinò al corpo inerme del suo amico.

Rivisse i momenti gioiosi, i traguardi conquistati insieme, le ansie e le paure condivise.

Rivide il suo compagno di giochi, nell'infanzia, e di avventure, nell'adolescenza. Rivide un prode e giovane cavaliere, ma soprattutto il suo migliore amico.

Tutte quelle immagini così vitali, in cui Frenk gli appariva invulnerabile, erano in netto contrasto con l'essere che giaceva ora davanti ai suoi occhi.

Dolcemente, avvicinò il muso al suo viso, dandogli dei leggeri colpetti, come per destarlo da un sonno troppo lungo.

Ma niente, Frenk restava lì, immobile, con la freccia infilzata nel cuore e un sottile alone di sangue intorno ad essa.

Porfix, colto da una tenerezza improvvisa e incontrollabile, sollevò con le zampe il cadavere di Frenk e lo strinse delicatamente tra gli artigli.

Qualcosa si spezzò dentro di lui, e proruppe in un pianto lento e inarrestabile.

Si diresse verso il centro di Excelsior, volando per un tempo indeterminato, accompagnato soltanto da una morsa di solitudine che gli serrava la gola.

Per tutta la Valle risuonò l'eco del pianto del drago.

La prima lacrima cadde mentre si alzava in volo. Le altre seguirono abbondanti come una pioggia. Quel giorno, dal cielo, piovvero a lungo lacrime di drago.

Quella pioggia incantata lasciava dietro di sé una scia di tristezza e di magia allo stesso tempo. Infatti, ovunque cadesse una lacrima di Porfix, accadeva un miracolo.

Dalla terra, anche la più arida, spuntava un germoglio. Dalle piante, fiorivano succulenti e colorati boccioli.

Ma il fenomeno più incredibile si verificò quando le lacrime fatate s'infransero sulle grigie statue dei dragovamp caduti in battaglia.

Le terribili sagome si frantumarono, proprio come fossero state uova, e da esse uscirono inaspettatamente i tipi più svariati e diversi di draghi.

Questi ultimi, una volta liberi dalla pietra, si guardavano intorno confusi, rincitrulliti, quasi; poi iniziarono a spiccare il volo, giocondi e festosi, inneggiando in coro: “L'incantesimo si è rotto! L'incantesimo si è rotto!”

“Questo era Frenk, il ragazzo che voi tutti conoscete,” esordì il vecchio Madantin, indirizzandosi alla folla che lo ascoltava interessata.

Indicava solenne il podio col pagliericcio sul quale era stato adagiato il corpo di Frenk per il rito funebre.

“Ciò che non sapete, tuttavia, è che quattr'anni or sono, trovò un uovo al limitare della foresta, che custodì con sé fino al momento in cui si schiuse.

Esso non conteneva una creatura qualunque, ma un prodigio. Nacque l'ultimo esemplare, di una razza che si credeva estinta ormai da lungo tempo, per mano del malefico Barbaridor.” Guardò la folla ammutolita.

“Esatto – annuì – sto parlando di un drago.

Se qualcuno di voi credesse ancora che questa specie leggendaria esiste solo nelle illustrazioni dei libri, beh, posso dargli la prova che si sbaglia. Vieni fuori, Porfix!”, gridò il vecchio a gran voce.

Fra le nubi più basse si aprì un varco, dal quale apparse Porfix, in tutta la sua bellezza mozzafiato. Atterrò maestoso, non molto distante dal pulpito. Dalla folla si levarono mormorii stupefatti.

Il drago salutò il pubblico numeroso con uno sbuffo di fumo viola e subito si diresse verso il podio dove si trovava il grande giaciglio di paglia, sul quale era stata adagiata la salma del suo inseparabile amico.

La gente bisbigliava incredula; si udì persino qualche bambino strillare spaventato.

Madantin ripristinò il silenzio, con un gesto dell'ossuta mano. “Popolo di Excelsior, ho il dovere di narrarvi la storia di questo ragazzo, prima di dare inizio al rito funebre.

Gli dobbiamo la vita.” Porfix sospirò dolorosamente in sottofondo. “Frenk e il suo drago hanno combattuto per proteggerci.

Hanno affrontato le truppe di Barbaridor con estremo coraggio e hanno impedito che giungessero a saccheggiare il cuore del nostro regno, già povero allo stremo.

Difatti, nessuno si è accorto della battaglia che era in corso poco fa, a sole poche miglia da noi, nella foresta di Lockwood.” Tutti fecero cenni d'assenso.

“Il nostro Frenk e il suo fedele Porfix”, disse indicando il drago, “si sono battuti valorosamente, hanno sconfitto le forze nemiche ed i micidiali dragovamp, riportando una vittoria assolutamente schiacciante.”

Ci furono urla d'acclamazione. “Ma non esultate. Purtroppo, la malvagità di Barbaridor non è mutata nel corso del tempo, ma anzi, ha attecchito al suo animo ancor più saldamente.

Per questo siamo qui riuniti, a piangere la morte del nostro Frenk. Barbaridor ha teso loro un'imboscata, a battaglia finita, e così ha ucciso il ragazzo, con una freccia che però era destinata a lui, Porfix.

Fino alla fine, Frenk ha dato prova del suo grande coraggio e della sua incrollabile lealtà, infatti per salvare il suo compagno, non ha esitato neanche un istante a sacrificare la propria vita.

Ma Barbaridor è rimasto impunito.”

Si udirono gli strazianti lamenti di Porfix, estremamente provato da quella cerimonia.

“Il nostro giovane eroe è morto – proseguì il vecchio Madantin – ma ci lascia un importante messaggio di speranza: se si crede in un ideale, bisogna lottare con tutte le forze di cui disponiamo affinché si realizzi.

E Frenk credeva in una Excelsior di nuovo libera, di nuovo fiorente. Noi non lasceremo che sia morto invano!” Il popolo era commosso e acclamava le parole del vecchio saggio.

A quel punto, Madantin scese dal pulpito per avvicinarsi al drago gemente, che vegliava la salma di Frenk, con gli occhi verdi smeraldo lucidi di pianto.

Il vecchio lo accarezzò dolcemente, e gli chiese se era pronto. Porfix, finalmente, distolse lo sguardo da Frenk, per posarlo sul vecchio saggio. Non sapeva se sarebbe riuscito a farlo:

eseguire lui stesso la cerimonia, secondo il rito tradizionale, appiccando il fuoco al letto del defunto. Fissò il vecchio Madantin, intensamente. Passarono alcuni lunghissimi secondi...

Dopo di che, Porfix salì, a passi pesanti, sul podio dove si trovava il giaciglio di paglia con il corpo di Frenk. La gente del villaggio osservava i suoi movimenti, più rapita che mai.

“Lasciatemi il tempo di congedarmi”, singhiozzò. Osservò per l'ultima volta il viso di Frenk. Era pallido,

ma i suoi fini lineamenti erano sereni e rilassati, quasi come se avesse chiuso per sempre gli occhi sul mondo, andandosene pieno di soddisfazione.

La cruda verità, però, era che aveva abbandonato per sempre il suo drago, lasciandolo solo a fronteggiare la seconda era più cupa nella storia della Valle Incantata.

Se solo avesse fatto in tempo ad intervenire al Rio Mastro, o se solo Barbaridor avesse orientato la freccia in modo diverso, o se solo, semplicemente, Frenk non si fosse buttato in mezzo per salvarlo.

A quest'ora sarebbe stato ancora vivo, sprizzante di energia come sempre. Porfix doveva essere al suo posto, ora! Il destino si era fatto beffe di lui.

Questi erano gli ultimi pensieri, o meglio, i sensi di colpa, che consumavano l'animo del drago nel momento dell'estremo addio al suo inseparabile compagno.

Ancora una volta, la commozione riuscì a sfondare la barriera del contegno, e la sofferenza che gli dilaniava l'animo non poté più essere ricacciata indietro.

La folla si era stretta attorno al podio, per osservare più da vicino quel sensazionale rito funebre, per la prima volta, amministrato da un drago.

Quei grandi e profondi occhi color smeraldo si gonfiarono di pianto, fino ad esplodere. Grosse e pesanti lacrime scesero dagli occhi di Porfix, piegato in avanti e proteso verso il corpo del suo padrone.

Le lacrime caddero sulle guance di Frenk, scivolandogli lungo il viso. I solchi lasciati dalle lacrime si tinsero immediatamente del roseo colorito di una pelle dove pulsa il sangue.

In poco tempo, l'intero volto di Frenk era stato inondato dalle spesse lacrime del drago, che gli avevano restituito la vivace tonalità della vita.

Porfix, accecato dal dolore, non si accorse di quel fenomeno strabiliante .

Era infine pronto ad emettere la fiamma che avrebbe accompagnato in cielo l'anima di Frenk, quando udì chiaramente un colpo di tosse, che proveniva proprio dal giaciglio sotto di lui.

E, quasi allo stesso tempo, un sussulto disorientato riecheggiò nella sua mente. Era una voce che conosceva fin troppo bene.

La prima melodica voce che l'aveva accolto sulla terra non appena uscito dall'uovo. Una voce a cui, senza esitazione, aveva dato il nome di “mamma”!

Porfix era sconvolto. “Dove sei Frenk? Sei qui?!” In quello stesso momento, ci fu un altro colpo di tosse, più forte, stavolta.

Poi, Frenk si issò improvvisamente a sedere, continuando a tossire, mentre riprendeva a respirare inalando aria nei polmoni, dopo tanto tempo.

Porfix era sgomento, gli occhi sbarrati. Il vecchio Madantin credeva di essere impazzito per l'età. La folla non riusciva a capire cosa stesse succedendo.

Tuttavia, nessuno ebbe il tempo di farsi nuove domande, o rispondere alle precedenti, perché strani sibili cominciarono a riempire l'atmosfera. Dapprima lontani, si fecero sempre più vicini e minacciosi.

La gente era terrorizzata e cercava riparo lanciandosi per terra, per difendersi da quello che suonava come un attacco aereo. Con un ulteriore avvicinamento, infatti, il suono si fece più chiaro.

Assomigliava al rumore prodotto da un mantice per attizzare il fuoco. Anzi, era chiaramente il suono di una battito di ali di dimensioni spropositate.

Poi il rumore cessò, e tutt'intorno al podio e alla folla che lo aveva circondato, apparvero innumerevoli, disparati esemplari di drago.

Era il caos più totale. Le voci umane si sovrapponevano. La confusione regnava sovrana. I versi dei draghi saturavano l'aria.

Ma soprattutto, Frenk era sveglio e più vivo che mai! Scattò in piedi e subito saltò giù dal pagliericcio per abbracciare il suo drago.

“Oh Frenk! Cos'è successo?! Credevo fossi morto!”, lo interrogava Porfix, scodinzolando al culmine della gioia. “È come se avessi dormito! Ma non importa ora sono di nuovo qui!”,

esclamò Frenk, abbracciando Porfix con quanta forza aveva in corpo. Sopraggiunse il vecchio Madantin, e non appena Frenk lo vide, gli si gettò al collo con la stessa energia, tanto da farlo quasi cadere.

“Ragazzo mio, ci hai fatto penare un sacco...”, sospirò il vecchio, come alleggerito da un pesante fardello. “Deve essere accaduto qualcosa di strano”, osservò Frenk.

“L'ultima cosa che ricordo era la sagoma di un uomo anziano che appariva dal nulla e cercava di uccidere Porfix. Poi devo essere morto. Ed ora... Beh, deve essere successo qualcosa.”

“Qualcosa è successo senza dubbio”, affermò il vecchio Madantin, indicando tutte quelle creature fantastiche che avevano riempito l'arena.

Frenk si guardò intorno, allibito. Il ritorno alla vita era già stato scioccante di per sé, ma questo...

“Da dove spuntano?!”, esclamò con stupore, guardando Porfix con occhi interrogativi.

“Non lo so, mio piccolo amico; tutto ciò che so è che il mio cuore era in pena per te, solo questo”, gli rispose il drago con aria pensante.

In quello stesso momento, si udirono alcuni membri della folla gridare in preda a un incredibile stupore. Sembrava che quel giorno le sorprese non finissero mai.

“Guardate!” strepitavano. “Le lacrime del drago!” Alcune braccia si sollevarono a indicare le gocce violette che dal pagliericcio scivolavano lentamente, infrangendosi a terra.

Ovunque atterrava una lacrima, spuntava subito una piantina fiorita.

I draghi, che ascoltavano ed osservavano tutto con attenzione, esclamarono in coro, nel linguaggio degli umani: “L'incantesimo si è rotto! L'incantesimo si è rotto!”

I draghi che erano apparsi così miracolosamente raccontarono alla comunità di come fossero sopravvissuti al massacro di Barbaridor, ai tempi della maledizione, per andare incontro a una sorte anche peggiore.

Spiegarono come vennero trasformati in dragovamp e sfruttati dal malefico Barbaridor per garantirsi che nessun essere vivente di Excelsior potesse fuggire dal regno.

Chi meglio dei draghi, poteva assolvere a tale compito, condannando così l'intero reame a morte sicura? Tanta era la perfidia di cui Barbaridor fu capace.

Solo il fuoco purificatore di Porfix, inizialmente, e le sue lacrime sincere, successivamente, ebbero il potere di spezzare il maleficio e restituire ad ogni drago la sua essenza originaria.

Si seppe, così, che Porfix era il drago di cui parlava l'incantesimo di Gladius, e che tutto ciò che era successo,

inclusa la morte di Frenk, era parte di un disegno più grande, il cui scopo era spezzare l'antica maledizione.

Ma la lista di sorprese sensazionali non finiva lì.

I draghi liberati riferirono inoltre che il controincantesimo di Gladius prevedeva che non potesse essere un drago qualunque, quello in grado di spezzare la maledizione.

Doveva essere un drago di fuoco, per poter pietrificare i dragovamp, e infatti Porfix era un drago vulcanico, della categoria porfirica.

Doveva inoltre essere intelligente per poter interagire a livello di pensiero con gli esseri umani; ma soprattutto doveva essere sensibile, per poter rompere il maleficio.

In poche parole, doveva essere il discendente di Fulgoris, l'antica protettrice della Valle Incantata e madre adottiva dei gemelli.

Per i saggi del villaggio, tutto era molto più chiaro, adesso. Porfix era il diretto discendente di Fulgoris; Frenk il leggittimo erede di Gladius.

Era questa l'informazione contenuta nella vecchia e consunta pergamena che il vecchio Madantin aveva affidato a Frenk prima della battaglia.

Scoprire le loro origini fu sconvolgente per entrambi, e i due si sentirono presto investiti di una grande responsabilità. Ora, erano certi che le sorti del regno dipendessero da loro.

Porfix voleva riscattare la sua razza. Frenk, che da sempre aveva creduto nella liberazione di Excelsior, nutriva un bisogno impellente di concretizzare quell'ideale.

In conclusione, realizzare che Barbaridor fosse il colpevole dell'imboscata al Rio Mastro, non rappresentò altro che la goccia che fece traboccare il vaso.

Decisero di intraprendere una spedizione punitiva contro Miseridom e il suo tiranno.

Di nuovo, si stavano congedando dal vecchio Madantin, ma stavolta al cospetto di tutto il villaggio. Erano pronti a partire, quando il saggio li fermò e disse loro:

“Questa volta, ragazzi miei, non andrete da soli. Il popolo di Excelsior è con voi!”

Si guardarono intorno e si accorsero che dalla folla decollavano numerosi i draghi liberati, ciascuno di essi con un cavaliere in sella. Ci fu un boato di acclamazioni da parte di tutti.

Frenk e Porfix si guardarono compiaciuti e con rinnovato ardore, spiccarono il volo alla volta di Miseridom.

La formazione di draghi e cavalieri volava silenziosa, avvolta dalle pesanti tenebre che da decenni incombevano su Miseridom.

Erano quasi giunti al castello. Frenk guardò i compagni, prima quelli schierati alla sua destra, poi quelli alla sua sinistra e fece loro il segnale.

I draghi dell'ala destra scesero di quota per assaltare la fortezza via terra, gli altri avrebbero attaccato dall'alto, mentre Frenk e Porfix cercavano Barbaridor.

Le sentinelle appostate sui torrioni non impiegarono molto ad accorgersi di qualcosa di sospetto nell'aria e si precipitarono ad avvertire il loro signore.

Barbaridor, su tutte le furie, afferrò il suo specchio magico e scoprì, incredulo, l'esercito di draghi e umani che stava assediando la fortezza.

Una collera cieca si impossessò di lui e d'istinto corse alla Stanza del Tesoro. “Vogliono usurpare il trono! Vogliono i miei Semson!”, imprecava.

Si rinchiuse nella camera segreta, studiando freneticamente un piano per cavarsela.

Doveva lasciare i Semson se voleva salvarsi, ma non poteva salvarsi senza Semson. Si sentì spacciato.

Pronunciò l'incantesimo dell'invisibilità, lo stesso che aveva utilizzato per la battaglia di Lockwood, e rimase nascosto in attesa. Decise che sarebbe rimasto lì, con i Semson.

E se anche glieli avessero sottratti, avrebbe studiato qualche sortilegio per riaverli, come in passato.

Fuori la battaglia impazzava. Ogni drago faceva uso dei propri poteri magici: chi del fuoco, chi del ghiaccio, chi del gas. Fu uno scontro memorabile.

I draghi non erano mai stati così motivati e in forma; la gente di Excelsior era esaltata per quella magica alleanza e finalmente vedeva possibile il ritorno all'antico splendore.

I soldati di Miseridom erano in netto svantaggio. Frenk e Porfix approfittarono di una debolezza nella guardia e si intrufolarono a velocità supersonica all'interno del castello attraverso il ponte levatoio.

L'ambiente era oscuro e freddo, assolutamente inospitale. Quindi, Porfix emetteva sbuffi di fuoco ad intervalli regolari affinché anche Frenk potesse vedere.

Le poche guardie disseminate all'interno del castello si davano alla fuga alla vista del fuoco oppure rimanevano abbrustolite.

Dopo una lunga peregrinazione per i meandri del castello, Frenk e Porfix si ritrovarono di fronte a quello che doveva essere il cuore di Miseridom.

Davanti ai loro occhi si ergeva una porta immensa. Era forse alta il doppio di Porfix e larga quanto lui, dal muso alla coda. Era riccamente intagliata con sculture raffiguranti teste di drago

e altri animali leggendari, tutta intarsiata in oro. Le maniglie in ferro battuto davano l'idea di essere impossibili da sollevare. Era una porta semplicemente maestosa.

Frenk disse ad alta voce: “Qualunque cosa si nasconda qui dentro, deve avere un valore inestimabile...”

“Già”, ribatté Porfix. Erano vicini al tesoro di cui avevano tanto sentito parlare, e lo sapevano.

Porfix pose il suo muso al disotto delle maniglie e facendo pressione verso l'alto riuscì a sollevarle con uno scatto. Le porte si aprirono come d'incanto.

All'interno, la sala era illuminata da una luce soffusa proveniente da alcune fiaccole appese alle pareti. Si potevano scorgere chiaramente una quantità smisurata di scrigni e bauli sigillati da pesanti serrature.

Drago e padrone si guardavano intorno basiti. “Li abbiamo trovati finalmente!”

Porfix spaccò uno dei lucchetti, con un colpo secco della mascella. Non appena dischiusero il forziere ne uscì un intenso odore di zolfo ed una luce dorata e abbagliante, che illuminò tutta l'area circostante.

Frenk immerse le mani nel contenuto del baule. Sollevò i pugni pieni di una sottile sabbia dorata che gli scivolava tra le dita. “Ecco i Semson!!!” esclamarono i due all'unisono.

Nei minuti successivi, arrivarono alla spicciolata i loro compagni di battaglia: “Frenk, Porfix! Fuori la battaglia è finita. Abbiamo vinto!”

“Benissimo!” si congratulò il ragazzo. “Purtroppo, io e Porfix non abbiamo abbiamo ancora scovato Barbaridor. Pensiamo possa essere fuggito. Ma, guardate cos'abbiamo trovato!” e mostrò loro il contenuto degli scrigni.

La stanza si affollava sempre più ed il vigliacco Barbaridor, ben consapevole di non avere speranza contro i due eroi ed i loro alleati, rimase nascosto; in trappola.

“Wow!” esplosero attoniti tutti quanti. Seguirono esclamazioni di meraviglia a non finire. “I tempi bui sono finiti!” E ancora, “La miseria sarà solo un ricordo lontano, evviva i Semson!”

“Adesso dobbiamo mettere al sicuro questi scrigni” osservò Frenk. “Ogni drago dovrà afferrare un baule e portarlo in volo fino a Excelsior.

Lì, il vecchio Madantin con il consiglio dei saggi stabilirà come distribuirli. Forza, adesso togliamoli da qua!” “Agli ordini!” fecero eco tutti i presenti.

I draghi e gli umani, diligenti, iniziarono a caricare gli scrigni e a sgombrare la Stanza del Tesoro.

Barbaridor, protetto dall'invisibilità, osservava la scena atterrito. Mentre la stanza si svuotava progressivamente del suo magico contenuto, anche i poteri del crudele Barbaridor presero ad affievolirsi.

Il primo a perdere d'effetto fu proprio l'incantesimo che lo teneva celato agli occhi dei suoi avversari.

Per ogni baule che lasciava la stanza, riappariva parte della sua persona. Prima i capelli brizzolati; poi gli occhi, iniettati di velenosa vendetta; infine emerse tutto il busto.

In men che non si dica, erano rimasti all'interno della sala soltanto pochi bauli. Tutto era spoglio e deserto. Solo le fiaccole sulle pareti emettevano un flebile bagliore.

Stavolta, fu Porfix ad accorgersi della malefica presenza. “Frenk... eccolo!”

Il giovane ragazzo sussultò nel rivedere la stessa immagine che era rimasta impressa nei suoi occhi prima di morire. Era una visione lugubre, tagliata all'altezza del busto.

Sul viso di Barbaridor si dipinse un'espressione perfida: “Salve, guastafeste!”, disse rivolto a Frenk.

Quest'ultimo non poté fare a meno di indietreggiare. Ma subito avvertì il corpo di Porfix al suo fianco, saldo e pronto a proteggerlo.

“Tu invece devi essere lo stramaledetto drago dell'incantesimo di mio fratello!” continuò Barbaridor. Porfix ruggì minaccioso.

“Non ti scaldare, drago! Non ho paura di te!” Mentre parlava, l'incantesimo svanì del tutto, lasciando Barbaridor completamente esposto e visibile.

Frenk e Porfix si accorsero che i suoi poteri si stavano assottigliando. Porfix avvertì Frenk: “Sono i Semson! Se allontaniamo anche le ultime casse, lo renderemo vulnerabile. Non vale niente, senza!”

Frenk ebbe un attimo di esitazione ma poi si decise: “Vai allora, porta via questi bauli; ci penserò io a lui!” “No! Io non ti lascio!”, ribatté duro Porfix.

“Invece devi! Senza Semson non potrà più farmi del male; e poi, ho un conto in sospeso con lui”, concluse.

“D'accordo, allora. Sarò più veloce di un fulmine”, disse scomparendo con un paio di casse tra gli artigli.

Porfix non fece in tempo a lasciare la stanza, che subito Barbaridor fu scosso da violenti colpi di tosse. Sputò sangue.

“Che peccato conoscerti in queste condizioni, zio!” disse Frenk con aria sprezzante, indicando le macchie di sangue che si erano formate per terra.

“Scommetto che non ci resta molto tempo da trascorrere insieme.” Barbaridor trasalì. “Che cosa?! Tu... tu... saresti figlio di Gladius?” Un altro colpo di tosse gli squassò il petto.

Barbaridor rivide Frenk e Porfix saettare nello specchio, la volta in cui scoprì della loro esistenza, e si ricordò di come non avesse potuto fare a meno di rievocare Gladius. Ora capiva...

“Già...” gli rispose Frenk, come se avesse ascoltato i suoi pensieri. Rimanevano soltanto due bauli di Semson. Barbaridor si stava incurvando, sotto il peso degli anni non scontati.

Frenk lo osservava, immaginando come sarebbero stati i tratti di suo padre, privi però dei solchi prodotti dalla crudeltà d'animo del gemello.

Poi, inaspettatamente, Barbaridor si rizzò e con uno scatto felino, per il quale aveva raccolto tutte le energie che gli restavano, si avventò su uno dei bauli aperti per impadronirsi dei Semson.

Per fortuna, giunse Porfix, che aveva volato avanti e indietro più veloce di un fulmine, e sottrasse a Barbaridor il suo baule, proprio un attimo prima che egli lo afferrasse.

“Presto, salta su!” intimò il drago al suo padrone. Frenk non se lo fece ripetere due volte: afferrò con forza l'ultimo baule rimasto e montò in groppa a Porfix.

Rimasero sospesi a mezz'aria, allontanandosi, mentre Barbaridor lentamente si accasciava a terra.

Si levò, in un ultimo rantolo disperato, sputando altro sangue: “Ridatemi i miei Semson! Che voi siate maledetti!”

Dopo di che, la vecchiaia si abbatté inesorabile sul vecchio malvagio, e ne venne completamente consumato. La pelle dapprima gli si raggrinzì sul viso, scavando profonde fosse; poi, si polverizzò totalmente.

I suoi occhi continuarono a bruciare fino a che di lui non rimasero che le ossa. Ma, presto, anch'esse si dissolsero in una nube di fumo grigio, per poi scomparire per sempre.

Quella fu la fine di Barbaridor. E di Miseridom.

Il vecchio Madantin, d'accordo col consiglio degli anziani, decise che i draghi cospargessero di Semson l'intera Valle Incantata. Dovevano esserci Semson dappertutto.

Su Miseridom scomparvero le tenebre ed ogni cosa tornò ad essere vivida e splendente come una volta.

I fiori e i frutti dipinsero la Valle dei colori più accessi ed il proliferare di nuove vite la rese dinamica come un tempo.

Draghi e umani tornarono a vivere in perfetta sintonia e Frenk e Porfix furono nominati Guide del Popolo.

Nella Valle Incantata, perdura ancora oggi un'epoca chiamata “Giubilo”, perché, da allora, vissero tutti felici e contenti.

Once upon a time, there was a majestic female dragon named Fulgoris. She was the undisputed queen of the skies of the Enchanted Valley.

In those days, the Valley was a peaceful place and all of its inhabitants lived in harmony.

In particular, the dragons were the balance keepers of the whole kingdom.

They were incredibly intelligent and able to communicate telepathically between each other. Every one of them had special powers, according to their species.

Above all, they were known as Guardians of the Semsons, the seeds of life.

They allowed life to flourish everywhere. They looked like a gold dust and smelled like sulfur.

In their absence, the most experienced plow and the most fertile ground would not be enough for a seed to sprout.

Similarly, a cow would not give birth to her calves and a bee would not pollinate a flower. Where there was a Semson, there was life.

Fulgoris, one of the most elegant beings of the kingdom, had incredible flight capabilities and for this reason, she was the main protector of the Valley.

Her emerald eyes could see miles away and could detect even the slightest suspicious movement.

Because of her presence as a guardian of heaven and earth, everybody in the Enchanted Valley could sleep soundly at night.

The Enchanted Valley at the Age of the Dragons was a fertile and prosperous land. The forests thrived, and the flora and fauna boasted an endless variety of species.

Everything was in perfect order.

In that time, of course, the human race also existed, although it was not yet so developed and evil. It used to live in harmony with the rest of the system.

There was an excellent communication between dragons and humans, but humans could not even compare with the dragons' sensitivity and wisdom.

It was a beautiful day in the Age of the Dragons, when Fulgoris found the twins who gave life to the history of the two kingdoms.

Fulgoris soared high in the clear morning air, when she suddenly heard a strange noise.

She subtly folded her colorful wings to descend in altitude and began to glide over the tops of the pines.

From there, she could distinctly hear some wailings. Thanks to her sharp sight, able to filter the texture of foliage, she spotted an abandoned basket on the shore of Rio Mastro.

It was stuck on the sand and little waves broke onto it, making it sway back and forth.

Fulgoris landed silently, gracefully.

She approached the basket cautiously. From there came a muffled cry, which almost created a melody together with the lapping of the waves.

Inside, two small human babies, exactly alike, were about to face a new life.

From the very moment she found them, Fulgoris took care of the twins and put them under her wing. She looked after them maternally, as if they were her own cubs.

Not only did she keep them safe in rainy nights, but also provided them with food and helped them to take their first steps. She even taught them how to fly riding a dragon, being therefore the kings of the heavens.

Obviously, she made sure that they learned the customs and habits of their race as well, so she decided to give them a place into the community of men.

The twins were welcomed into one of the best families, and thus, they learned the fundamental values of the human race: honor, strength, wisdom,

and, above all, the respect for the system of the Enchanted Valley, for the delicate Semsons, the pillars of the life cycle, and for the dragons, the secular guardians of peace.

Thanks to Fulgoris, Gladius and Barbaridor, these the names that the human community had given to the twins, were formidable intermediaries between the two species.

This led to an even deeper understanding than in the past. This was the brightest era ever known in the Enchanted Valley.

While growing, Gladius and Barbaridor revealed how the contact between the worlds of humans and dragons had made them special.

They both were great communicators and people admired them for their intelligence.

As time passed, they acquired the ancient wisdom accumulated over the centuries by the dragons, as well as the adaptability of the humans.

One day, the inhabitants of the Valley decided it would have been fair to allow the twins, who were now adults, to guide the people. They consulted with the dragons and had their approval.

Moreover, the Rio Mastro was established as the boundary between the lands to the east, entrusted to Barbaridor, and those to the west, under the guidance of Gladius.

The two kingdoms were run peacefully for many years.

However, as Barbaridor grew old, he became increasingly greedy and tyrannical,

while Gladius was celebrated for his great generousity for distributing the Semsons within all his realm; which helped his land to become rich and its people to prosper.

This provoked Barbaridor's anger and envy. His frustrations deeply affected his kingdom and his people were suffering because of his selfishness.

Indeed, Barbaridor began to think that guiding the people gave him the right to privileges. He began to feel superior to those whom he now considered his "subjects".

He decided that from then on, he would not equally distribute the Semsons among the beings of his reign. He left the others with just the bare minimum to survive and kept everything else for himself.

The realm located to the east of the river grew to know poverty and deprivation so much that it was called Miseridom, or kingdom of misery.

The reign to the west, on the contrary, was named Excelsior, or kingdom of excellence.

Barbaridor's selfishness became so strong that it turned him into a corrupt and wicked man.

He wanted to overcome his brother, but he could not compete in terms of justice and virtuosity, so he decided to alter the life cycle, to beat him in immortality.

However, to do so, he needed to gather even more power and to seize all the Semsons of the Enchanted Valley.

He then appealed to magic and uttered a curse against Gladius and his kingdom.

He deprived all the living beings in Excelsior of their right to life. He condemned them to live as prisoners within a space from which it was impossible to leave.

To ensure that, he spread Dragovamps, mortal bloodsucking monsters, all over the border. There grew a thick forest of impenetrable thorns, which was called Lockwood.

However, the most dismal part of the curse concerned the Semsons. He dragged every bit of Semson away from Excelsior and seized it. That is how he became immortal.

The flowers, the fruits, and the rich vegetation of Excelsior withered slowly. Animals stopped reproducing, and so did humans and dragons. The balance was broken.

However, Gladius did not remain helpless in front of the dreadful spectacle, but invoked his supernatural power to utter a mighty spell in return.

He knew that only the dragons could restore the former glory, so he announced that a day would come a dragon able to break the curse.

Unfortunately, for the spell to take effect, he had to make use of all his powers and that left him exhausted and lifeless.

As soon as Barbaridor learned about the counter-spell, he made a drastic decision: if a dragon could break the curse, then all the dragons would have to die.

He led a fierce massacre, butchering all of the dragons of the Valley and destroyed all of their eggs. He sought and hunted them in every corner on heaven and earth. There was no escape.

He killed most of them personally, even the lovely Fulgoris, that, until the end, could not fight back the man she once considered as her son.

The dragons were extinct. The Enchanted Valley no longer existed. Hope seemed lost.

Those were very dark times. Excelsior seemed destined to succumb inevitably, repeating the fate of Miseridom.

Rarely would one hear the cheerful shouts of children in the streets.

Most of the plants were dried up and the flowers had withered. Dragons were only a distant legend that no one believed.

It was a lost land without guidance, where everybody struggled to survive.

A few gone crazy and desperate ventured deep into the borders of the kingdom trying to cross the threshold of the Lockwoods. They never returned, or they were found later, pale and lifeless.

It was said that eternal darkness had fallen around Excelsior, as if to seal the death of an era. And the dragovamps, who were nocturnal creatures, spread terror all around.

No one had ever been able to spot them, or rather, no one had ever come back to tell.

The old Barbaridor had retired to his castle on top of the highest peak of the Valley, where he was surrounded by a few faithful and evil followers.

Darkness fell on everything that had once been Miseridom, which now was nothing but a heap of rubble and death.

Such was the time Frenk grew up in. A sixteen year old boy with an energy that did not match the rest of the atmosphere.

He was an orphan. No one knew anything about his origins or his parents. He was son to everyone and no one, like many in that sad era.

Unlike other teenagers, who had become as grey as their epoch, he was lively, active and could not stand still.

The eldest and wisest members of the village tried to provide some guidance for the youth, despite them not having much of future to look forward to.

It was not an easy task, though. It was even more difficult with a guy like Frenk, who did not accept his people's resignation.

He was dynamic and believed that happy days in Excelsior were not over. If only somebody would be willing to fight for it.

Thousands of times the wisemen had tried to discourage his inclination, reminding him that without Semsons no future was possible.

But he wouldn't give up. He was stubborn and decided to undertake a series of secret expeditions.

His greatest wish - his only wish, actually - was to break down the barrier of the Lockwoods and neutralize or kill the dragovamps.

This way, his people could be able to find the Semsons somewhere else in the outer world.

One day, Frenk was right in the middle of one of his expeditions.

Actually, he was taking a little break lying against the trunk of a tree, with his hands crossed behind his neck and his gaze fixed on the dome of vegetation above his head.

Suddenly, he noticed something unusual. “What is this?” he wondered, while observing a big round object, hanging from one of the branches of the tree he was leaning against.

He stood up to have a closer look at the object. It looked like a big oval stone, and it was partially covered with vines and debris.

He freed the mysterious object, to try to understand what it was.

He continued examinating it. It was very heavy, but the surface was smooth and oddly flexible. It was opalescent and it displayed different colors, according to the angle of the light.

If not for that particular consistency, it could have been a huge gemstone. Perhaps it could be a useful weapon against the dragovamps.

He thought he had once heard a wiseman saying that fire was the only element which could seriously harm those terrible beings.

Unfortunately, no form of the known fires had ever been effective yet.

Frenk, a boy of a curious nature, grabbed the stone with both hands and shook it vigorously. Nothing. He put the stone close to his ear, continuing to shake. Still nothing.

He lifted it up with all of his strength and threw it to the ground. At that point, something strange happened.

The object started to throb and crack, as if it was about to break.

The cracks flashed for some seconds, and then they unespectedly healed over. The object had gone back to its former appearance and consistency.

He was puzzled for a while, the big round object between his hands, trying to figure out what to do.

Although he had been wandering around the woods for a few hours only, he thought it was better to go back.

Sunset was approaching and the neighbourhood of the Lockwoods was no longer a safe place after a certain time.

He had found a huge elastic and indestructible rock,

however, another day was over and he still could not find any passage or way out, nor a clue of hope for the people of Excelsior or himself.

He shook off those sad thoughts and opened his haversack to put the strange object in. He would take it home and ask for advice from the old men of the village.

He slowly set out for the center of the kingdom.

He arrived home at crepuscule, but there was still the red glimpse of the sunset. It always felt good to reach Excelsior, being welcomed by the warmth of the sun.

He entered his humble home. Exhausted, he put down his bag and pulled out his heavy discovery.

He toyed with it for a few minutes, observing the nuances that the twilight created on that perfect and polished surface.

Then, lost in his thoughts, he placed it on the table in the middle of the room, and crawled into his bed. He slipped into a deep and dreamless sleep.

The next day, Frenk woke up at dawn. It was a beautiful morning and the air was clear. He was stretching in bed, when he bumped into something solid under the blankets.

He threw off the sheets and found the mysterious object. "But... But... How is it possible?" he thought, dismayed. "I was sure I had left it on the table!"

Mentally, he tried to picture his last movements before going to bed and looked for the object on the top of the table. It was empty!

The strange stone was lying right there, beside him.

He touched it. It was hot. He placed both hands on its surface and it began to throb, again cracking and fracturing along its superficies.

He grabbed it without hesitation, put it into his haversack and ran towards the center of the village to talk to the Old Madantin.

He entered the wiseman's workshop out of breath. The Old Madantin was sitting behind his desk, hunched over a magnifying glass. He was observing some tiny little pebbles.

He looked up to Frenk and said, "This dust may contain Semsons residue." After a short pause, he added, "It was found near the Lockwoods."

Frenk, who had not listened to anything the Old Madantin had said, burst out, "Look at what I found yesterday!" He reached into his haversack, pulling out the majestic stone.

The Old Madantin, eyes widened, took it into his own hands. He turned the wierd stone around for what seemed an endless time.

He carefully studied it, rubbed it and leaned his ear over it for several minutes. He looked stunned.

"This is an egg!" he said finally.

Frenk, who had envisioned a jewel provided with magical powers, or maybe the decisive weapon against the dragovamps, remained silent and disappointed.

The Old Madantin looked even more intrigued, "It is not a common egg, son." He stroked his long beard, then added, "This egg takes me back in time."

Frenk did not understand, "Well, what kind of egg, then? I thought birds had long since stopped laying eggs."

"I believe that this egg belongs to an ancient era; an era in which birds were not the only flying beings in the skies of the Valley to lay eggs.

This would also explain why it has not hatched yet."

The Old Madantin looked nervous and began to talk excitedly, "I must find those scrolls!"

Frenk was increasingly astonished. "Come on son, go now. But remember: if you've found this egg, there is a reason. Guard it and try not to tell anyone."

Quickly, he gave the egg back to the boy and led him to the door.

Another week was over, and everything stayed the same, more or less. Frenk went out to the edge of the forest to explore. He searched, but couldn't find anything.

He came back home, always to find the egg in a different spot.

Most of the time, it was between the blankets of his bed, or close to the fireplace. It seemed to prefer warm and cozy places. Also, it was throbbing more and more often.

He had followed Old Madantin's advice and hadn't told anyone about his strange discovery.

Still, he felt increasingly curious to find out which weird creature was hidden inside.

At home, the presence of that living thing was clearly strong. It already showed its likes and dislikes from inside the egg.

By then, Frenk was used to all of these oddities, and had started to cuddle the egg.

He was just holding the egg on his lap, when it broke. The cracks opened without healing this time, and the flexible shell fractured into pieces.

Very thrilling moments followed. Curious nostrils appeared in between the fissures. The next moment the egg shattered completely,

and a magnificient dragon appeared, glowing in all of its race's former glory.

A little dragon, actually. In fact, he was just a baby, about the size of a lamb.

He looked around bewildered, with large emerald green eyes looking for protection and reassurance.

Frenk was in a state of wonderful admiration. He observed the beautiful scaly skin of the creature, iridescent and brilliant in silver and rose; the wings, already imposing and majestic;

and the attitude, so tender and insecure, but at the same time elegant and intimidating.

Finally, their eyes met. That moment was magical. They knew immediately that their lives and their destinies were forever linked. They stared at each other enchanted, for what felt like forever.

For his part, the little dragon studied with loving respect the being who had taken care of him and had cuddled the egg.

"Mommy!", cried out a shrill voice in Frenk's mind, while the little dragon pointed the muzzle toward him, puffing a violet smoke from his nostrils.

Frenk gasped in fright and surprise. "Eh?!" was the only thing he could say.

And again, he heard, "Mommy, mommy, you are so beautiful! I did not imagine you so, while I was in the egg!"

At that point, Frenk thought without even realizing it, "Don't tell me you think I'm your mother!"

Only when he saw the little dragon now had wet eyes and it was about to turn into a crying baby dragon, he realized he had unwittingly spoken to the little creature.

And not only that! The little dragon could hear his thoughts and had been hurt by them.

"Hey, hey, wait. Don't cry, I didn't mean that", Frenk tried to mend, talking loudly this time and leaning toward the little dragon.

Immediately comforted by the words, it perked up. It stared at Frenk, with eyes full of sweetness and asked through his thought, "What's your name?"

The boy was fascinated. Neither of them spoke. Actually, neither of them spoke in the conventional way of moving their mouths and producing sounds. Yet, they heard each other perfectly.

He was talking to a newborn dragon. Astonishing! He also replied, mentally, "My name is Frenk."

"And mine? What's my name, Fenk? ", said the little dragon. Frenk looked amused. The little dragon could not telepathically pronounce his name properly. He concentrated for a moment,

but the dragon's name came out in a natural way, as if he had always known. "Porfix", he said.

Needless to say, Frenk and Porfix immediately became great friends. They were so close because of reading each other's mind that they were practically joined at the hip.

"I'm hungry!", complained the little dragon. Thus, they both went looking for suitable food for hungry baby dragons.

Initially, Frenk had no idea what could be good to feed a dragon, so he had to seek advice from the Old Madantin. Hunting and fishing, these were the solutions.

They went fishing together. Porfix studied carefully the water surface. With his eyes, able to see through it, he could spot even the fastest fish.

Unfortunately, however, he was still awkward in his movements and whenever he plunged a paw in, he lost his prey.

Frenk then built a fishing rod and tried to fish in his place, while Porfix lied in wait on an hill and mentally informed Frenk when there was a fish approaching.

Unfortunately, however, Frenk was not a skilled fisherman either, so they both had to settle for poor meals.

They even tried to go hunting together. Porfix, with his pinkish-silver skin, could perfectly comouflage himself among the rocks to ambush small, unlucky mammals.

However, he was still too noisy not to be noticed, so he often had to give up his dinner.

Frenk built a bow with arrows. They tried to hunt with the same method they used for fishing, but Frenk's aim was still lacking too much.

Moreover, Frenk passionately devoted lot of his time to the study of dragons. Thanks to the Old Madantin, he could access books and scrolls in abundance.

According to his researches, Porfix was a fire dragon, belonging to the volcanic category.

The adults of his species - recited the formularies - could spit flames several meters long and incinerate anything.

Frenk consecrated entire days in an attempt to stimulate Porfix gift of fire.

He followed the exercises contained in manuals, as well as his own improvisation, but nothing happened, just the usual puffs and pants of purple smoke.

From Old Madantin's ancient books, they also studied the flying techniques and the maps of the heavens.

In fact, the time came when Porfix would have learn to fly. But this turned out to be rather a difficult challenge too.

They tried to jump from cliffs, tree tops and rock peaks, but always ended up crashing and hurting themselves more or less seriously.

Once, Frenk even broke an arm, and Porfix the tip of his tail.

In short, the two spent most of their time together.

They were laughing far more often than what they were suffering and this is how Frenk and Porfix grew up together, linked by an everlasting bond.

Excelsior was now their training ground... Lockwood would one day be their battlefield.

Miseridom, four years later...

Barbaridor, from his gloomy castle, contemplated the decay all around. He was by then old and wizened, but stood immortal on his high throne.

It had been years since the last time he had left his cold fortress. He regularly received news from his informants, and that was his only contact with the outside world.

For example, whenever someone from Excelsior was killed by the dragovamps, he was informed by his guards, who were scattered all over Miseridom.

Although it was the darkest time ever known in the history of the Enchanted Valley, it was also the calmest.

Barbaridor spent much of his eternity pent up in the Treasure Room, where all the Semsons had been sealed off.

He was right there, breathing their magical essence, the day the guards noticed something strange.

"My lord, the sentinels on duty on the west tower have detected an anomaly in the sky."

"What anomaly may be so important to allow you to disturb me when I am here? You know I want to be left alone!", Barbaridor thundered.

"A winged creature, silvery in color with pink reflections, far bigger than any known bird – said the guard promptly – it's flying above the eastern part of Miseridom, on the border with the Lockwoods."

Barbaridor winced. A lightning of sudden terror crossed his eyes. "Bring me my mirror, immediately!", he ordered imperatively.

Barbaridor stared at the silver mirror. On the matte surface a vortex of gray clouds appeared...

Their favorite game was gliding over water and caressing it, producing fun refreshing splashes that were perfect during hot days. "Wow!", shouted Frenk at the peak of excitement.

They were whirling, faster than the speed of light, doing perfect flying acrobatics. First, they were lunging in crazy nosedives going along the side of a cliff,

then they turned up, only when a few feet away from the ground, to go up again, higher than the clouds.

Frenk was now an experienced knight and Porfix an imposing and majestic dragon.

They were playing wild, so deeply taken by their somersaults, that they did not notice they had crossed the air boundary of the Lockwoods. The clouds they were zipping through were those of Miseridom.

As soon as Frenk realized they were flying into darkness, he knew they had entered Miseridom and Porfix corrected their direction immediately.

Barbaridor desperately tried to chase their reflection, but they were so fast it was almost impossible to keep up with them, despite the magic mirror had no speed limits.

He moved his arms frantically, giving directions to the mirror. Discovering Porfix and Frenk, Barbaridor was almost struck by a heart attack, and would have really died, if only he were not immortal.

Barbaridor would have never allowed anything to break his curse and threaten his immortality. He thought, "You believed you had won with your stupid spell, Gladius.

But I have already killed thousands of the damned dragons. One more won't make any difference." "Guards!!!", he exploded, full of the worst nefarious anger.

All the guards and soldiers of Miseridom were gathered before the evil Barbaridor.

The ancient fervor and the old hatred had awakened inside his heart, even stronger after the long torpor.

"In the westernmost part of our kingdom, a suspicious creature has been sighted. Well, I myself have checked on its nature with my magic mirror and I can say what it is without any doubt."

The guards awaited the response with anxiety. "A dragon! That's what it is!", shouted Barbaridor, with a powerful and contemptuous voice.

Among the guards was a confused and incredulous murmur. "We thought they were an extinct race? We thought we had killed them all?

Yes, we felt safe here in our kingdom, waiting for the end of Excelsior. But we were wrong! One has survived! And do you know what that means?"

He thundered frighfully, pointing his scepter toward the audience, as to question it.

"That our peace is over. That soon, those yokels from Excelsior will feel great, with their dragon, and will come to take our Semsons. They will take them by force!

Yes, all the precious Semsons we got through sacrifice and sweat."

He gave his speech so vehemently that the whole legion was infected by his hatred. Some guards responded with enthusiasm and grunts of approval. "War!", shrieked others.

"And we should stay here, waiting for them to overcome us with their dragon?!" A unanimous chorus arose from the crowd: "No!"

"Truly, I say to you, let's go get them, and give them what they deserve!" "Yes!", they answered all together.

"Yes – echoed Barbaridor, like a possessed man – hunt them, bring me their heads, as we did at the time of the dragons! Hop on your Dragovamps and have no mercy.

But careful! The dragon and its rider belong to me!"

Frenk and Porfix had no clue as to what was about to occur. Simply, one of their flight exercises had gone too far and they had lost control.

The guards of Miseridom had caught sight of them and now a whole contingent was moving in their direction.

Fortunately, the Old Madantin, who used to study the omens contained in birds flight, realized that something fatal was about to happen.

He sought immediately Frenk and Porfix in order to communicate to them his fears.

As soon as they knew about the prediction, they immediately start patrolling the whole area. When they checked up on the eastern side, they understood what was about to come.

Porfix, thanks to his sight which could penetrate even the thickest darkness, saw Barbaridor's soldiers marching the barren lands of Miseridom.

Some of them on foot, others riding dragovamps. They were moving toward Excelsior, armed and ready to fight.

Frenk decided to go back to warn the Old Madantin, so that he could somehow prepare the people of the kingdom for the upcoming battle.

The wise old man stopped Frenk, before letting them go, and handed him a thin and ancient parchment. He stared into the boy's eyes and said,

"Here is written the formula of the past that explains the present and which condemned the future. Read it and when the time comes, you will see the truth."

As usual, though, Frenk was already fully catapulted into the imminent action and did not pay too much attention to the words of the old man. He hugged the wise man, put the gift aside and went to his dragon.

At that point, the dragon and his rider headed firmly to the battle.

Porfix described circular flight paths on the top of Lockwood forest, "Maybe we'd better wait until they come out of darkness", thought the dragon.

"Yes, you're right – ascertained Frenk – if we fly higher, we will not be an easy target despite their numerical superiority."

Barbaridor's army had already reached the forest, but he wasn't anywhere to be seen.

The king was in fact at the bottom line of his troops, protected by a temporary spell of invisibility, and had brought the magic mirror with him, so that he could follow the battle from afar.

As soon as the troops arrived into the forest, Porfix began to attack. "Better not let them get too close to the heart of Excelsior. We need to fight them here, as long as we can."

He swooped on them at an incalculable speed, Frenk clinging strongly to his back. When the dragon reached the necessary distance for the blast, it was too late for the soldiers beneath.

He opened his dangerous jaws and blew a huge purple flame at least ten meters long. Anything alive within the fire range, charred instantly.

The middle column of the infantry was literally stone dead. Gradually, all the deployment realized what had just happened and panic spread fast among the soldiers.

All their heads turned upwards to gaze, in astonishment and bewilderment, at the first real dragon to be seen after a very long time.

The soldiers had no time to respond to the attack. Porfix had already incinerated another row of the formation. With great surprise, Frenk discovered that the victims of that sector were both knights and dragovamps:

but, while there were no traces of humans left, the dragovamps had been petrified in the position they were at the time of the impact with fire, and had become grey statues.

"Have you seen?", Frenk asked Porfix, triumphantly. "Here's the only fire which can destroy the dragovamps!" They winked at each other.

This time, however, part of the riders had had the time to organize their counter-attack. The dragovamps unfolded their wings, as black as night, hissing and flying in Frenk and Porfix's direction.

They pulled out their deadly fangs and assaulted them.

To defend himself, Porfix started to screw on his axis, spitting flames in all directions. His power was so great that anyone who came close to him was simply wiped out.

Meanwhile, Barbaridor followed the battle from his mirror without missing a single wing beat. He was amazed.

The last time he had seen a human flying so close-knit with a dragon, he was still a boy, he reflected, while his brother's outline was clearly taking shape into his eyes.

His troops were halved, the battlefield strewn with petrified dragovamps and the dragon and his rider dominated the scene unchallenged.

He decided to step in.

Barbaridor ordered to blare the trumpet to announce the retreat.

At that sound, all surviving soldiers fled, scattering into the darkness of Miseridom. Only the rests of the dragovamps could be seen on the ground, petrified in the form of statues.

Frenk and Porfix were then fighting against a non-existent army. They had won. They could not help but exult.

"We did it!", screamed Frenk, euphorically. "They're running away! Yuppie!" Porfix hovered in an aerial dance, unbridled at the peak of joy.

"We gave them a lesson", they cheered. "Yeah, they fled. We have been great! "

Finally, the euphoria gave way to exhaustion and the two friends ended up landing near the shore of Rio Mastro, to drink a bit and relax the tense muscles.

Porfix laid on his stomach with the muzzle between his paws watching with amusement his master, who instead continued to bounce from side to side recalling the most incredible maneuvers of the clash.

They were only having a short break after the hard battle, but unfortunately they had let their guard completely down.

The treacherous Barbaridor had followed the two heroes after the retreat, and was now not far away, watching them from a steep terrain on the opposite bank of the river.

He was still wrapped by the spell of invisibility, but soon he would interrupt it in order to launch his wicked attack. By surprise, of course.

Frenk, still exuberant and full of adrenaline, remembered the dangers they had just escaped, imitating Porfix's maneuvers.

It was right while he was doing one of his agitated somersault that he saw the silhouette of Barbaridor appearing from nowhere, on the headland not far from them.

He was carrying an enormous bow and an arrow nocked, pointing straight... at the heart of Porfix.

Frenk had only a fraction of an instant to realize what was about to happen. Everything took place in a matter of seconds.

He finished his turnaround, threw himself in front of the arrow, and fell. Frenk laid there, still and lifeless.

Barbaridor vanished with the same speed he had appeared, at the very moment he launched the fatal arrow.

Porfix did not want to believe his eyes. But his eyes were never wrong. He had seen exactly what happened.

He could not look away from the body of his best friend lying dead on the ground.

He couldn't believe that just until a moment before, life flowed powerful in Frenk's veins, and the next moment it had abandoned him forever.

He felt a chasm opening in his heart and blood pulsing wildly.

He let out the darkest and deepest roar ever known in the history of dragons. It boomed like an earthquake from the bowels of the Enchanted Valley.

Like lava from a volcano, it hit all living beings in Excelsior and Miseridom. Nothing like that had ever been heard before. That was dragon pain.

Porfix poured out all of his torment by spitting columns of skyward fire, which reached the highest clouds.

The whole Enchanted Valley was staring at those explosions of light that, for the first time in decades, were able to dispel the darkness from Miseridom.

Porfix's pain was so great that it made him lose control of his wings and tail, which he struggled relentlessly, as if they were possessed by an unknown force.

The impact generated by the crash of his heavy tail caused a huge earthquake and the frantic beat of his wings unleashed a wind storm.

Every living thing in the Enchanted Valley tried to escape, seeking shelter from the immense disaster.

Meanwhile, the old Madantin, who was aware of the recent horrible tragedy, cried silent and bitter tears.

Porfix managed to appease the storm of anger and pain that burned inside his heart only when he realized that the body of Frenk was twitching because of those shakes.

He suddenly calmed down as if awakening from a nightmare, and with cautious movements, almost on tiptoes, he approached his friend's helpless body.

He relived the joyful moments, the shared achievements, the anxieties and fears beaten together.

He saw his playmate from childhood, and his adventure companion from adolescence. He saw a brave young knight, but above all, he saw his best friend.

All those vital images where Frenk seemed invulnerable were in stark contrast with the being that now laid before his eyes.

Porfix gently brought his muzzle to Frenk's face, tapping it gently, as if to awaken him from too long of sleep.

But nothing happened. Frenk stayed there, motionless, with the arrow piercing his heart and a thin ring of blood around it.

Porfix, taken by a sudden and uncontrollable tenderness, lifted Frenk's corpse with his paws and grasped it gently within his claws.

Something snapped inside his heart and made him burst into slow and unstoppable tears.

He headed toward the center of Excelsior, flying indefinitely, accompanied only by a grip of loneliness in his throat.

Throughout the Valley resounded the echo of the crying dragon.

The first tear fell as he left the ground. The others followed as a plentiful rain. Dragon tears fell from the sky for a long time that day.

That enchanted rain left a trail of sadness and magic throughout the land. In fact, whenever a dragon tear touched the ground, a miracle happened.

A sprout appeared from the driest earth. Succulent and colorful buds flourished from the plants.

But the most incredible phenomenon occurred when the fairy tears landed on the gray statues of the dragovamps that had fallen in battle.

The terrible shapes shattered as if they were eggs and, unexpectedly, a great variety of dragons came out.

Once free from the stone, they looked around confused, almost dumb; then they began to fly gladly and cheerfully chanting in chorus: "The spell is broken! The spell is broken! "

"This was Frenk, the guy you all know," the Old Madantin began, addressing the crowd that listened carefully to him.

He was indicating the solemn podium with the straw mattress on which Frenk's body had been laid for the funeral.

"What you do not know however, is that four years ago he found an egg on the edge of the forest and treasured it until the time it hatched.

It did not contain a common creature, but a prodigy. The last specimen of a race, long ago massacred to extinction by the evil Barbaridor, was born." He looked at the silent crowd.

"Exactly – he nodded – I'm talking about a dragon.

If any of you still believe that this legendary species only exists in books illustrations, well I can prove you are wrong. Come out, Porfix!" The old man cried out.

Porfix broke through the lowest clouds appearing in all of his breathtaking beauty. He landed majestically, not far from the pulpit. Amazed murmurs rose from the crowd.

The dragon greeted the audience with a puff of purple smoke and immediately walked to the podium where the great bed of straw with the body of his inseparable friend was.

People whispered in disbelief, while some children even screamed in fear.

Madantin restored the silence with a gesture of his bony hand. "People of Excelsior, I have the duty to tell you the story of this young man before beginning the funeral.

We owe him our lives." Porfix sighed painfully in the background. "Frenk and his dragon fought to protect us.

They faced Barbaridor's troops with extreme courage and prevented them from plundering the heart of our kingdom, already poor to misery.

Indeed, no one noticed the battle that was going on just now, only a few miles away, inside the Lockwoods." They all nodded.

"Our beloved Frenk and his faithful Porfix," he said, indicating the dragon, "fought valiantly, they defeated the enemy forces and the deadly dragovamps achieving a landslide victory."

There were shouts of acclamation. "However do not rejoice. Unfortunately, Barbaridor's cruelty has not changed over time, but rather has deepened in his soul even more firmly.

This is why we are all gathered here today: to mourn the death of a hero. Barbaridor ambushed them after the battle and murdered the boy, however that arrow was not meant to kill him, but Porfix.

Until the end, Frenk proved his great courage and unwavering loyalty by saving his partner. He did not hesitate to sacrifice his life.

But Barbaridor left unpunished."

Everybody heard the heartbreaking lament of Porfix, who was torn apart by the ceremony.

"Our young hero is dead – went on the Old Madantin – but leaves us with an important message of hope: if you believe in an ideal, you have to struggle with all your strength to make it come true.

And Frenk believed that a free and flourishing Excelsior could still exist. He has not died in vain, as long as we are here!" The people were moved and they praised the wiseman's words.

At that point, Madantin descended from the pulpit to approach the groaning dragon, who was watching Frenk's body, with his emerald green eyes shining with tears.

The old man stroked him gently and asked him if he was ready. Porfix finally looked away from Frenk to gaze at the old sage. He did not know if he could do that;

to perform the ceremony himself, according to the tradition by setting fire to Frenk's bed. He stared at the Old Madantin, intensely. After a few long seconds,

Porfix went up stomping on the podium with the bed of straw who hosted Frenk's body. The villagers watched his movements as if hypnotized.

"Give me the time to say goodbye", he sobbed. He looked at Frenk's face for the last time. He was pale,

but his fine features were calm and relaxed, almost as if he had closed forever his eyes to the world in satisfaction.

The plain truth however, was that he had abandoned his dragon forever, leaving him alone to face the second worst time in the history of the Enchanted Valley.

If only he had had time to intervene at Rio Mastro, or if only Barbaridor had thrown the arrow in a different direction, or if just Frenk had not stepped in to save him.

He would be still alive now, bursting with energy as always. Porfix had to be in his place! Fate had made fun of him.

These were the last thoughts, or rather the final guilt which consumed the soul of the dragon at the time of the extreme goodbye with his inseparable friend.

Once again, the emotion broke through the barrier of restraint and the pain that tore him apart could no longer be pushed back.

The crowd had gathered around the podium to look closer at the sensational funeral, for the first time being administered by a dragon.

Those big, deep emerald eyes were full of tears, up to explode. Large and heavy tears flowed from the eyes of Porfix, bent forward the body of his master.

The tears fell on the cheeks of Frenk, sliding down his face. The marks left by the tears turned immediately into the rosy colour of a skin pulsating with blood.

Shortly, the entire face of Frenk was flooded with the thick tears of the dragon and was back to the vivid hues of life.

Porfix, blinded by grief, did not notice that amazing phenomenon.

Finally, he was ready to give out the flame that would have guided his friend's soul to heaven, when he clearly heard coughing from the bed beneath.

And almost at the same time, a disoriented start echoed in his mind. It was a voice he knew far too well.

The first melodic voice that had welcomed him on this earth when hatched. A voice he had given the name of "mom" without hesitation.

Porfix was in shock. "Where are you Frenk? Are you here?!" At the same moment, there was another cough, louder this time.

Then, Frenk suddenly sat up continuing to cough, breathing again, inhaling air into his lungs after a long time.

Porfix was dismayed, his eyes wide open. The Old Madantin thought that aging had driven him crazy. The crowd did not understand what was happening.

However, no one had the time to ask new questions or answer the previous ones, because some strange hissings began to fill the air. At first they were far away, but then they became menacingly closer.

People were terrified and threw themselves to the ground seeking for shelter from what sounded like an air attack. With a further approach the sound became clearer.

It resembled the noise produced by bellows to blow fire. Indeed, it was clearly the sound of large wings beating.

Then the noise stopped, and all around the podium and the crowd that had gathered there, appeared countless, different specimens of dragon.

It was total chaos. Human voices overlapped. Confusion was the only protagonist of the scene. The calls of the dragons filled the air.

Now, above all, Frenk was back and full of life! He stood up and immediately jumped off the mattress to hug his dragon.

"Oh Frenk! What happened?! I thought you were dead!", Porfix questioned him, wagging his tail at the peak of joy. "It's like I've been sleeping! But it doesn't matter now, I'm back!",

Frenk exclaimed, squeezing Porfix with all his strenght. The Old Madantin came, and as soon as Frenk saw him, he threw his arms round his neck with the same energy, so that they almost fell down.

"My boy, you made us suffer a lot...", the old man sighed, as lightened by a heavy burden. "Something strange must have happened," said Frenk.

"The last thing I remember was the silhouette of an old man who appeared out of nowhere and tried to kill Porfix. Then I must have died. And now... Well, something must have happened."

"Something has happened, for sure..." said the Old Madantin, indicating all those fantastic creatures that had filled the arena.

Frenk looked around, stunned. The return to life was already shocking in itself, but this...

"Where do they come from?!" he asked in amazement, looking at Porfix with questioning eyes.

"I do not know, my little friend. All I know is that my heart was in pain for you, just this", replied the dragon, thinking.

At the same time, some members of the crowd shouted as for an incredible surprise. It looked like that day the list of unespected things was endless.

"Look!" they yelled. "The tears of the dragon!" Some arms lifted up to indicate the violet drops which slided slowly from the bed of straw, crashing to the ground.

Wherever a tear landed, a blossoming plant sprouted.

The Dragons, who were listening and watching everything carefully, exclaimed in unison, in human language: "The spell is broken! The spell is broken!"

The dragons that had appeared so miraculously told the community about how they had survived Barbaridor's massacre, at the time of the curse, to suffer an even worse fate.

They explained how they were transformed into dragovamps and exploited by the evil Barbaridor to ensure that no living being could escape from the realm of Excelsior.

Who better than dragons, could fulfill that task, thus condemning the entire realm to a certain death? Such was the cruelty Barbaridor was capable of committing.

Only the purifying fire of Porfix and his sincere tears had the power to break the curse and return every dragon to its original essence.

So, the dragons revealed that Porfix was the creature who was mentioned by the spell of Gladius, and that everything that had happened,

including Frenk's death, was part of a greater plan, with the purpose of breaking the old curse.

But the list of sensational surprises did not end there.

The released dragons also reported that Gladius' counter-spell foresaw that the one to break the curse could not be a common dragon.

It had to be a fire dragon to petrify the dragovamps, and in fact Porfix was a volcanic dragon of the porphyritic category.

Also, it had to be smart in order to mentally interact with humans; but most of all, it had to be sensitive to be able to break the curse.

In conclusion, it had to be the descendant of Fulgoris, the ancient protector of the Enchanted Valley and the twins adoptive mother.

To the wisemen of the village, everything was much clearer now. Porfix was the direct descendant of Fulgoris, and Frenk was the legitimate heir of Gladius.

This was the information contained in the old and worn parchment that the Old Madantin had entrusted to Frenk before the battle.

Discovering their origins was upsetting for both, and the two fellows felt soon the burden of a great responsibility. Now, they were sure that the fate of the kingdom depended on them.

Porfix wanted to redeem his race. Frenk, who had always believed in the liberation of Excelsior, felt the compelling need to accomplish with that ideal.

In conclusion, realizing that Barbaridor was the culprit of the ambush at Rio Mastro represented the last straw.

They decided to undertake a punitive expedition against Miseridom and its tyrant.

Again, they were saying goodbye to the Old Madantin, but this time in front of the whole village. They were ready to leave, when the wiseman stopped them and said,

"This time, my boys, you will not go alone. The people of Excelsior are with you!"

They looked around and noticed that many dragons had taken off among the crowd, each one of them with a rider on its back. There was a roar of cheers from the public.

Frenk and Porfix looked proudly at each other and with renewed enthusiasm they left, heading to Miseridom.

The formation of dragons and knights flew silently, shrouded in the heavy darkness that had overshadowed Miseridom over decades.

They had almost reached the castle. Frenk looked at his teammates, first those to his right, then those to his left, and made the signal.

The dragons located to the right wing flew down to besiege the fortress by land, the others would attack from above, while Frenk and Porfix looked for Barbaridor.

It did not take long for the sentries positioned on the towers to notice something suspicious in the air, so they rushed to warn their lord.

Barbaridor became furious. He grabbed his magic mirror and discovered, in disbelief, the army of humans and dragons that was assaulting his fortress.

A blind rage took possession of him and he ran instinctively to the Treasure Room. "They want to usurp the throne! They want to seize my Semsons!" he cursed.

He locked himself inside the secret room, frantically devising a plan to get away.

He had to leave the Semsons if he wanted to escape, but could not be safe without them. He felt he had no way out.

He uttered the spell of invisibility, the same he used for the battle in the Lockwoods, and hid in wait. He decided that he would stay there with his Semsons.

And even if they steal them, he would find some spell to get them back, as in the past.

Outside, the battle was raging. Every dragon made use of its supernatural powers: fire, ice and gas. It was a memorable clash.

The dragons had never been so motivated and in shape. The people were excited because of that magical alliance and could finally see the possibility for Excelsior to return to its former glory.

The soldiers of Miseridom were in great difficulty. Frenk and Porfix took advantage of a weakness in the guard and snuck inside the castle through the drawbridge at supersonic speed.

The atmosphere was dark and cold, very unwelcoming. Porfix emitted puffs of fire at regular intervals so that Frenk could see too.

The few guards scattered inside the castle fled at the sight of fire or got charred.

After a long pilgrimage into the labyrinth of the castle, Frenk and Porfix found themselves in front of what was supposed to be the heart of Miseridom.

Facing, stood a huge door. It was perhaps twice the height of Porfix and as wide as his body from nose to tail. It was richly carved with sculptures depicting dragon heads

and other legendary animals, and completely inlaid with gold. It seemed like it was impossible to lift those wrought iron handles. That door was simply majestic.

Frenk said aloud, "Whatever is hidden in here, must be priceless..."

"Yeah," Porfix replied. They knew they were close to the treasure they had heard so much about.

Porfix put his snout beneath the handles and pressing upward managed to lift them up with a snap. The doors opened as if by magic.

Inside the room was a dim light coming from some torches hanging on the walls. A huge amount of chests and trunks sealed with heavy locks appeared from the shadows.

The dragon and his master looked around, stunned. "We found them, at last!"

Porfix smashed one of the locks with a snap of his jaw. As soon as the chest opened, there came a strong smell of sulfur and a dazzling golden light which brightened all the surrounding area.

Frenk dipped his hands through the contents of the chest. He raised his fists full of fine golden sand that slipped through his fingers. "Here are the Semsons!!!" they both exclaimed.

In the following minutes, many of their allies arrived in dribs and drabs and told them, "Frenk, Porfix! Outside the battle is over. We have won!"

"Excellent!" the boy congratulated. "Unfortunately, Porfix and I are still looking for Barbaridor. We think he might have escaped, but look at this!" he said, pointing at the contents of the chests.

The room was getting crowded and Barbaridor, aware of being powerless and trapped, with the two heroes and all their allies, kept on laying hidden, cowardly.

"Wow!" people cried out in astonishment. Exclamations of wonder went on endlessly. "The dark times are over!" "The misery will be only a distant memory. Hooray for the Semsons!"

"Now we need to secure the treasure," said Frenk. "Each dragon will grab a chest and will fly it to Excelsior.

There, the Old Madantin with the council of elders will determine how to distribute them. Come on, now let's take them away from here!" "Aye!" echoed all the present.

Dragons and humans began to load the chests and cleared the Treasure Room diligently.

Barbaridor, protected by invisibility, observed the scene terrified. While the room gradually got empty of its magical content, the powers of the cruel Barbaridor began to fade too.

The first to lose its effect was the spell that kept him concealed from the eyes of his opponents.

For every chest that left the room, a part of his body reappeared. First his grizzled hair; then the eyes, injected with poison and revenge; finally all his bust emerged.

In no time, only a few trunks were left in the room. Everything was bare and desert. Only the torches on the walls projected a faint glow.

This time, Porfix was the first to notice the evil presence. "Frenk... He's here!"

The young boy gasped at the view of the image: the same he had seen before he died. It was a gloomy vision, cut at the bust.

Barbaridor grinned at them with a perfidious expression. "Hi, damper!", he said to Frenk.

He could not help but flinch. However, he felt immediately Porfix's body at his side, steady and ready to protect him.

"And you must be that damned dragon of my brother's spell!" continued Barbaridor. Porfix growled menacingly.

"Calm down, dragon! I'm not afraid of you!" As Barbaridor spoke, the spell vanished completely, leaving him totally exposed and visible.

Frenk and Porfix realized that his powers were dissolving. Porfix warned, "It's because of the Semsons! If we take all the coffers away, we will make him vulnerable. He's worth nothing, without them! "

Frenk hesitated, but then decided, "Go then, take these last trunks away. I'll take care of him!" "No, I won't! I'll never leave you!", said Porfix firmly.

"You have to! Without Semsons he can no longer hurt me; and I have a score to settle", he concluded.

"All right then. I'll be faster than the speed of light", he said disappearing with a pair of coffers in its claws.

As Porfix left the room, Barbaridor began shaking with violent coughing. He spat blood.

"What a pity, meeting you in such conditions, my dear uncle!" Frenk said scornful, indicating the bloodstains on the ground.

"I bet we don't have much time left to spend together." Barbaridor winced. "Say what?! You... you... you'd be Gladius' son?", as another cough shook his chest.

Barbaridor imagined again Frenk and Porfix darting in the mirror, at the time he had discovered about their existence, and remembered how he could not help but recall his brother Gladius. Now he understood ...

"Yeah ..." replied Frenk, as if he had listened to his thoughts. Only two trunks of Semsons were left. Barbaridor was hunching under the weight of the long years he had not expiated.

Frenk observed him, trying to imagine how his father's face would have been, without the grooves produced by the soul cruelty of his twin.

Then, unexpectedly, Barbaridor stood up with one feline spring for which he had gathered all his left energy, and pounced on one of the open coffers to seize the Semsons.

Luckily, Porfix, who had flown back and forth faster than light, arrived and took the chest away from Barbaridor, just a moment before he grasped it.

"Quick, get in!" the dragon summoned his master. No need to say it twice. Frenk had already grabbed the last remaining chest and mounted astride Porfix.

They were flying suspended in mid-air, while Barbaridor slowly collapsed onto the floor.

He tried to lift up his body in a final desperate rattle, spitting more blood, "Give me my Semsons back! You may be damned!"

After that, the evil man was completely consumed by old age, which struck him inexorably. First, the skin wrinkled on his face, digging deep marks, and then it was totally pulverized.

His eyes continued to burn up till only his bones were left. They also dissolved in a cloud of gray smoke and disappeared forever.

That was the end of Barbaridor. And of Miseridom.

The Old Madantin, in agreement with the council of elders, decided that dragons would have had the task to spread Semsons all over the Enchanted Valley. There should be Semsons everywhere.

Darkness disappeared from Miseridom and everything went back as vivid and bright as it once was.

Fruits and flowers painted the whole Valley with their glowing and shining colors and the proliferation of new lives made it as dynamic as in past times.

Dragons and humans returned to live in perfect harmony and Frenk and Porfix were chosen as the People's Guides.

The present era in the Enchanted Valley is now called “Jubilance”, because they all lived happily ever after.