Italian & English

Propriocezione

Proprioception

€ 10
ItalianDescription
Camminavo lentamente lungo i corridoi dell’albergo. Le mani protese in avanti. Svolta a destra, dieci passi, svolta a sinistra, altri cinque passi, FERMO!
ItalianNotes
Sono madrelingua italiano, e ho conseguito una laurea all'Università di Londra. Sono l'autore originale di entrambe le versioni, in Italiano e Inglese. Questo racconto richiede una certa conoscenza della lingua inglese per essere apprezzato.
Filippo Grassi
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Un po' sperduto e un po' sconcertato, un po' affaticato, o magari addolorato, l'uomo si inoltrava per Viale dell'Industria.

Sandali di pelle ai piedi, indossa un abito verde e beige, antico o forse solamente antiquato.

Strascica leggermente il piede sinistro.

Sembra che la smorfia che gli attraversa la faccia a intervalli regolari, sempre la stessa, sia in qualche modo collegata con lo strascicamento.

Egli pensa.

Non c'è nessuno, su Viale dell'Industria, alle incandescenti due di pomeriggio di un pomeriggio di Agosto. Nessun essere sano di mente sfiderebbe il clima terribile, quando i condizionatori sono così comodi e disponibili.

L'uomo quindi è a tutti gli effetti l'unico passeggiatore sul marciapiede sinistro del Viale. Questo significa che non incontrerà nessuno, durante la sua traversata.

E questo è un vero peccato. Perchè nessuno noterà che c'è qualcosa di strano, molto strano, riguardo al suddetto signore.

Se qualcuno potesse guardarlo da vicino, noterebbe che egli non è sudato.

Neanche una goccia imperla la sua (arida, se permettete) fronte.

Perchè non è sudato? Si chiederà il lettore. Come diavolo fa a non esserlo alle incandescenti due di pomeriggio di un pomeriggio di Agosto, immerso nel nero asfalto?

Sarà successa una disgrazia? Vi chiederete.

Ebbene, sembra che sia così.

Mentre l'uomo, concentratissimo su un problema degli Universali Medioevali che proprio non riesce a risolvere, cammina affaticato o forse addolorato lungo il marciapiede sinistro di Viale dell'Industria, il serbatoio di acqua ha passato la riserva ed è per l'appunto a secco.

Al pover uomo, ignaro potremmo aggiungere noi con cognizione della terribile tragedia termoregolatrice a cui inevitabilmente egli si avvicina, al pover uomo non sovviene di tergersi la fronte.

Non si sente umido, nè asciutto, nè molto caldo; egli pensa solo all'Albero degli Universali.

Così tutto a un tratto costui, raggiunta la temperatura di soglia, prende fuoco.

All'inizio i capelli.

Sfrigolano fan faville e infine s'accendono.

Poi le sopracciglia, i peli sul petto.

I suo vestiti si anneriscono a mano a mano.

Lui, imperterrito, accigliato rimugina.

E ignaro, passeggia.

Le mani sono due torce, i piedi due tizzoni ardenti, egli è una torcia umana.

Non vede il fuoco, nè lo sente, il Toro di Falaride avrebbe invidia di quest'uomo del terzo millennio.

Quei bastardi non mi lasciano più in pace.

Sono riuscito a cacciarli tutti fuori dalla mia stanza, e per ora sembra che la porta resista. Ma non so per quanto reggerà ancora.

Ho dovuto combattere con le unghie e con I denti. Fottute figurine, non avevo idea che potessero essere così caparbie. E così resistenti, poi!

Ho provato di tutto, contro di loro.

Ovviamente schiacciarli, con la scarpa o con la mano, è inutile, perchè sono semplice carta. E la carta è già piatta di suo.

Ma nemmeno le forbici funzionano granchè bene, perchè quelli si moltiplicano per due tutte le volte che li tagli in due.

Devi proprio spezzettarli e tagliuzzarli in tanti piccoli ritagli, per neutralizzarli.

E poi sono affilati cazzo, tagliano facilmente la pelle scoperta. E soprattutto quelli che volano sono micidiali, perchè vanno velocissimi e arrivano dappertutto. Anche nelle orecchie.

Chissà perchè si sono arrabbiati, così all'improvviso.

All'inizio erano solo un paio, quelli più complicati, che iniziarono ad agitarsi un pochino al loro posto.

Magari muovevano una pieghetta, facevano un saltello ogni tanto, ma nulla di più.

Io minimizzai, dopo il primo spavento. Di origami ne creo talmente tanti, a volte anche 10 in un giorno, e se un paio ogni tanto si comportano in modo un po' strano non è poi così strano.

Bisogna inoltre considerare che sono tutti origami molto complessi. Hanno tutti dei meccanismi nascosti che li fanno muovere, in mani esperte. E' questo che li rende così specialil.

Il fringuello sbatte le ali, il cavallo può galoppare e lo squalo spalancare le fauci.

In tutta onestà, io sono il migliore maestro di origami in città.

Però questa mattina erano tutti un po' inquieti, ed era molto strano. Preoccupato, decisi di rinchiuderli tutti nello sgabuzzino delle scope.

Non chiusi a chiave, pensando che non fosse necessario, e fu un errore.

Tornarono indietro, inferociti.

Camminava lentamente lungo i corridoi dell’albergo. Le mani protese in avanti. Svolta a destra, dieci passi, svolta a sinistra, altri cinque passi, FERMO!

Si sentono dei passettini da qualche parte, qui vicino. Un passo rapido, piccolo. Come quello di una signorina non molto alta con una gonna stretta, e con molta fretta. Mi sa che sta venendo da questa parte.

Mi distraggo, e faccio un paio di passi all'indietro. Inciampo, ovviamente, e cado per terra. Di nuovo.

Il mio sedere fa un male cane.

Mi sento un idiota.

La signorina si avvicina, sono sicuro stia venendo da questa parte. Sarà dietro la prossima svolta del corridoio.

Mi passa di fianco, e prosegue sulla sua strada, senza nemmeno rallentare. Non penso mi abbia visto. Qui, in mezzo al corridoio, seduto.

Mi sento come un bambino che ha perso I suoi genitori, e si è seduto per terra e si rifiuta anche solo di pensare a muoversi. Non c'è nessun posto dove andare.

Forse anche un ladro potrebbe trovarsi in una situazione del genere. Si nasconde dalla polizia in un edificio abbandonato. E' tutto buio, non sa dove andare. Disperazione.

Ma io non sono un ladro, nè un bambino. E non ho nessun bisogno di nascondermi. Tutto questo è ridicolo.

Sono Luigi, ho quattordici anni e studio al liceo linguistico di Padova.

In inglese non me la cavo benissimo, ma trovo che il francese sia una lingua meravigliosa, e ho ottimi voti. Penso che mi piacerebbe lavorare come traduttore, quando divento grande.

Amo il tennis. Il mio sogno nel cassetto e’ sempre stato quello di partecipare a Wimbledon. Chissa’. La cosa mi sembrava legittima, persino facile, fino a pochi anni fa.

Ora invece mi fa sentire sempre piu’ un cretino.

Specialemente ora.

Sono bloccato in questo labirinto di corridoi, senza idea di dove sia l’uscita. O l’entrata. Cosa non darei per un’uscita di emergenza.

Alle tre in punto ho incominciato ad esplorare il settimo piano di questo albergo gigantesco, e ora sono completamente perso.

La cosa e’ comica, soprattutto se penso a come ero entusiasta quando sono entrato qui dentro.

In verita’ non ho idea di quanto tempo sia passato. I minuti si dilatano, si accorciano, si moltiplicano senza che io possa fare nulla. Subisco il tempo, nulla di piu’.

E’ tutta colpa di Ugo, diamine! Se non l’avessi ascoltato ora sarei fuori a correre, sull'asfalto di un campo da tennis.

Ma eccomi qua, quasi incapace di muovermi.

Ugo e’ il mio allenatore di Tennis, e’ lui che mi ha convinto a fare questa cosa stupidissima. Incredibilmente stupida.

Sosteneva che mi avrebbe aiutato a sviluppare l’udito, il tatto e una cosa che ha chiamato propriocezione. Stronzate.

Tutto quello che sto sviluppando per ora e’ una voglia crescente di prenderlo a calci, appena lo rivedo e riesco a mettergli le mani addosso.

Ma c'è un problema. Non potrei vederlo nemmeno se stesse ritto in fronte a me, proprio qui. Perchè io al momento non ci vedo. Non vedo nulla, buio totale.

L’idea di Ugo era proprio questa: se hai gli occhi chiusi, non puoi fare affidamento sulla vista nemmeno per le azioni piu’ semplici. Non puoi muoverti. Non sai mai cosa puo’ accadere.

Non puoi sapere cosa c’e’ davanti al tuo piede, appena due centimetri oltre la tua scarpa. Potrebbe esserci un muro, o ancora peggio, uno scalino. Oppure nulla.

Non puoi sapere se c’e’ qualche cosa che ti si avvicina, lenta oppure velocissima. Magari qualcuno ti sta fissando, proprio ora, e tu non lo sai.

Fidatevi, e’ un casino. Un maledetto casino. Io quella signorina non molto alta con la gonna stretta, che andava di fretta, non l’ho vista in verita’. Ho solo sentito dei rumori.

toc tOc oC ToC TOc TOC...

e poi e’ passata. Mi e’ passata di fianco, ne sono quasi sicuro, eppure evidentemente non mi ha visto, perche’ il Toc toC non si e’ interrotto, ne’ ha rallentato.

All'inizio pensai che questo sarebbe stato un gioco divertente.

Ma poi sono caduto, una volta. Camminavo e sono inciampato in qualcosa e sono caduto come una pera.

Poi mi sono scontrato con un muro, con la guancia. Non ho idea di come il muro sia passato attraverso le mie mani e braccia.

Immaginate la frustrazione di stare vagando per questo dedalo di corridoi senza uscita, per ore. Senza idea di dove sia l'uscita. Silenzio assoluto.

All'inizio ti senti un po' fuori posto, poi cadi un paio di volte, sei scombussolato. Un senso di ansia. Che si trasforma in un leggero panico allo stomaco quando ormai avete perso ogni idea dello spazio che vi circonda.

Resta soltanto il silenzio, e tanto tempo.

Finalmente riuscite a sentire qualcosa. Una persona che cammina da qualche parte vicino a voi. Si avvicina.

Tacchi; una donna. Rapidi; ha fretta, e forse indossa una gonna stretta. Oppure non e’ molto alta.

Si avvicina, e io indietreggio, non so bene perchè. Forse per lo spavento. Inciampo, e cado. Di nuovo. La signorina mi supera, senza nemmeno notarmi. Forse andava davvero di fretta.

Incomincio pero’ a capire cosa volesse dire Ugo. Nel buio totale, devi concentrarti per capire cosa succede là fuori. Fuori dal tuo corpo.

Gli odori diventano importanti. Percepisco l’odore di polverosa moquette nei corridoi, e il mio stesso odore. L'odore delle mie mani, che è un po diverso.

Ma nemmeno il silenzio è completo. il suono sordo e attutito dei miei passi incerti.

Ugo mi disse che quando abbiamo gli occhi aperti ci dimentichiamo di tutto il resto. Che non stiamo attenti a quello che ci sta intorno, ma solo a quello che ci sta davanti.

Mi disse che nel tennis invece e’ importantissimo avere coscienza di tutto cio’ che ci sta intorno, secondo dopo secondo.

Non solo il nostro avversario, dall’altra parte del campo, e la pallina giallo fosforescente.

Ma anche le nostre gambe mentre ci prepariamo a ricevere il colpo, il nostro polso mentre colpiamo la palla. Il vento, quando cambia direzione. La presa delle nostre scarpe sul terreno.

Il pubblico che ci sta osservando, i suoni dell’arbitro mescolati a quelli del tifo.

Nulla ci deve sorprendere, altrimenti perdiamo la concentrazione. Tutti sanno che il tennis non perdona chi perde la concentrazione.

Ora pero’ inizia a farsi strada, nella mia mente, un pensiero fastidioso. In verita’ non si tratta di un pensiero, ma piu’ una sensazione.

Proviene da qualche altra parte nel mio corpo.

E non e’ per nulla piacevole.

Merda.

Mi scappa la pipi’.

E io come trovo un bagno ora?

Non ho idea di dove sia l’entrata, ne’ l’uscita di emergenza, ne’ tantomeno un bagno.

Ci deve essere un bagno su questo piano.

Ma io non lo trovero’ mai cosi’.

Se solo potessi togliermi questa benda.

Ma e’ inutile. Ugo mi aveva assicurato che non sarei riuscito a togliermela da solo, nemmeno con la forza. Faceva parte dell’esercizio.

Dovevo essere in grado di trovare l’uscita da solo e bendato. Merda.

Non avevo pensato ai bagni.

Forse posso concentrarmi su qualcos’altro e cercare di dimenticarmi della mia vescica.

Facile a dirsi. Ma come faccio, al buio e con tutto questo silenzio? Le sensazioni, come diceva saggiamente Giaco, sono amplificate quando non ci vedi. Magari posso alzarmi in piedi.

No. Io me la faccio sotto.

Propriocezione. Forse era questo che intendeva. La capacita’ di sentire le proprie membra, di sapere dove sono e cosa fanno anche se non riesci a vederle.

Mi disse che e’ quella cosa che ti permette di trovare la bocca con un cucchiaio anche mentre hai gli occhi chiusi. Mi fece pure provare, con un cucchiaio, per convincermi che non era poi cosi’ difficile.

Che imbecille che sono stato.

E ora cosa faccio? Penso a qualcos’altro. Devo pensare a qualcos’altro.. Voglio partecipare a Wimbledon. Mio papà dice che lui è sicuro che ce la farò.

Ma una volta ho provato a dirlo in classe, e tutti si sono messi a ridere. Non sono sicuro di sapere perchè. Ma ora non voglio parlarne più. Mi sento un cretino.

E’ tutta una montagna di stronzate. Non giocherò mai a Wimbledon. E’ tutta colpa del mio allenatore. Ugo. Che sia maledetto. Mi sta aspettando, in questo momento. Devo trovare l’uscita.

Non ce la farò mai. Merda. Non arriverò mai a Wimbledon

ma non arriverò mai nemmeno al bagno.

Era stato un bell’anno per la famiglia Bilacci. Era nato un nuovo bambino, avevano comprato una bellissima macchina nuova, e anche un bellissimo cane.

L’allegra famigliola era riunita intorno al tavolo da pranzo. Guglielmo ronfava a un angolo, Paolina ancora chiacchierava con Guglielmina, e Galeazzo giocava con i bambini.

Erano appena arrivati due nuovi giochi per i bambini, i quali non stavano nella pelle dalla contentezza. Erano corsi in salotto la mattina presto e non avevano smesso un secondo di giocarci.

Avevano mangiato per tutto il pomeriggio, tanti piatti buonissimi. Antipasti di salumi, pasta al forno, tacchino arrosto e tre diversi dolci. Era Natale!

Ad un certo punto pero’, Guglielmo, che sembrava dormire pacifico, ebbe un infarto.

Non si trattava di un infarto qualunque, dato che Guglielmo aveva un infarto piu’ o meno tutti i giorni, di solito dopo mangiato.

Egli incomincio’ ad agitarsi sulla sedia, e a scuotere leggermente la testa.

Nessun’altro intorno al tavolo si era accorto del brutto momento che stava passando il povero Guglielmo.

La torta di mandorle era rimasta a meta’ sul piattino. Le mani erano incrociate sul petto, confusamente. Una gamba malamente ripiegata sotto la sedia, l’altra innaturalmente distesa.

In casa della famiglia Bilacci si delineava una scena tragica.

Guglielmo aveva infatti un infarto quasi ogni giorno, e a volte era anche riuscito ad averne due in una sola giornata. Tuttavia, non aveva mai avuto un infarto in presenza di altre persone.

Questo perche’ egli aveva un rapporto poco sano con i suoi infarti, e se ne vergognava molto. Evitava accuratamente di avere infarti in pubblico, nemmeno in presenza dei suoi familiari piu’ stretti.

Solitamente, dopo pranzo egli si ritirava nel suo studio e chiudeva la porta. Rimaneva li’ dentro sempre almeno un’ora, poi usciva e incominciava le attivita’ del pomeriggio facendo finta di niente.

I bambini avevano soprannominato lo studio “la stanza degli infarti”, e non ci entravano mai. Era una stanza proibita e spaventosa.

Stranamente, forse perche’ era Natale, Guglielmo si dimentico’ di ritirarsi nel suo studio dopo aver mangiato. O forse si addormento’ prima che finisse di mangiare.

Fatto ancora piu’ strano, nessuno dei suoi familiari si accorse di questa prima stranezza. Nessuno si accorse che Guglielmo si era addormentato, fino a quando Guglielmo caccio’ un urlo.

AAAAAAAAHHHHRRRRG

Tutti sobbalzarono, si voltarono verso Guglielmo e impallidirono. Stava avendo un infarto!

Fu un parapiglia. Nessuno sapeva cosa fare. Chi diceva di stenderlo sul divano, chi consigliava di portarlo nella stanza degli infarti, chi di portarlo direttamente a letto.

Quando ormai l’infarto di Guglielmo sembrava andare per il peggio, Guglielmina ebbe l’idea di cercare nella stanza degli infarti. Sperava di trovare qualche cosa per aiutare suo nonno in questo orribile momento.

La piccolina aveva molta paura della stanza degli infarti, ma si fece coraggio e giro’ la maniglia. Una volta entrata, la porta si richiuse subito alle sue spalle.  

A little lost and disoriented, a bit fatigued, or perhaps grieved, the man was walking down Industry Road.

Leather sandals on his feet, he was dressed in green and beige. His clothes looked ancient, or perhaps simply antiquated.

He trails his left foot slightly.

It seems that the grimace which crosses his face at regular intervals - always the same grimace - is in some ways connected to the foot trailing.

He is thinking.

There is no one, on Industry Road, at two incandescent o'clock of an August afternoon. No mentally sane being would face the harsh climate, when air conditioning is so comfortable and easily available.

The man is, to all effect, the only one walking on the left hand side pavement of the road. This means he will not encounter anybody, on the journey.

And this is a pity. Because nobody will notice that there is something strange, very strange indeed, about the man.

If someone were to look at him closely, she would notice this man is not sweaty.

Not even a single drop beads his (arid, you will allow me) forehead.

Why is he not sweaty? The reader might ask. How the hell can he not be sweaty at two incandescent o'clock of an August afternoon, immersed in black tarmac?

Perhaps something bad has happened? You might ask.

Well, it looks like it has.

While the man, very concentrated on a problem about Middle Age Universals which he cannot solve, walks fatigued, and perhaps grieved, along the left hand pavement of Industry Road, his reserves of water have run out.

It does not occur to the poor man (unaware we might add, knowing the terrible thermoregulatory tragedy he is approaching, inescapably), it does not occur to him to wipe his forehead.

He does not feel moist, nor dry. Nor he feels very very hot. He is thinking about the Tree of Universals.

So all at once the man, having reached the threshold temperature, catches fire.

At the beginning his hair.

It sizzles and sparkles and then burns.

Then his eyebrows, his chest hair.

His clothes are blackening, little by little.

He, unabashed, scowls and ruminates on his thought.

And walks, unaware.

His hands are two torches, his feet fire brands, he is a human flame.

He cannot see the fire, nor does he feel it. Phalaris' Bull would envy this man from the third millennium.

Those bastards just will not leave me in peace.

I managed to kick them all out of my studio, and for now it seems the door can hold. But I am not sure of how long it is going to last for.

I had to fight with my teeth and nails. Fucking little figurines, I had no idea they could be so hard nosed. And so resistant, also!

I tried using everything I had against them.

Obviously you cannot squish them flat, with your shoe or with your hand. Because they are made of paper. And paper is already flat.

But scissors do not work very well either, because you multiply them every time you try to cut them in two.

You really have to snip them and break them into pieces, to neutralize them.

And they are so fucking sharp, that they easily make cuts in unprotected skin. And those that can fly are especially deadly, because they are super fast and they can reach you everywhere. Even in your ears.

God knows why they got so angry, and so suddenly.

At the beginning they were only a couple, the most complicated ones, that started shaking a little bit in their places.

Maybe they would bend just a little, or make a little jump every now and then, but nothing more.

I played it down, after the first shock. I make so many origami, some times even ten in one day. And if sometimes a couple of them behave a bit strangely it is not that strange.

You also need to consider that they are all very complicated origami. They all have hidden mechanisms that make them move, in expert hands. This is what makes them so special.

The chaffinch can flap his wings, the horse can gallop and the shark can open his jaws.

In all honesty, I am the best origami master in town.

But this morning they were all kind of restless, and that was very weird. I was worried, so I decided to close them into the broom closet.

I did not lock the door, thinking that would not have been necessary. That was my mistake.

They came back, enraged.

He was walking slowly along the corridor of the hotel. His hands stuck forward. Turn right, ten steps, turn left, another five steps, STOP!

I can hear small steps somewhere near here. Quick, small steps. Like those of somebody in a hurry, maybe a lady with a tight skirt. I think she might be coming this way.

I lose concentration and make a couple of awkward steps backwards. I stumble, of course, and I fall on the floor. Again.

My butt hurts like hell.

I feel like a real idiot.

The lady is getting closer, I am sure she is coming this way. She must be at the next corner of the corridor.

She passes by me, and keeps going, without even slowing down. I do not think she has seen me. Here, in the middle of the corridor, sitting down.

I feel like a child who has lost his parents, who has sat down and refuses even to think of moving. There is nowhere to go.

I guess that also a thief could find himself in a situation similar to mine. Hiding from the police, in an abandoned building. Pitch black inside, no idea of where to go. It feels kind of desperate.

But I am not a thief, nor am I a child, nor do I need to hide. This is silly.

My name is Luigi, I am fourteen years old and I study at the languages high school in Padova.

I am not great at English, but I think French is a wonderful language, and I am great at it. I would like to work as a translator, when I am an adult.

Also, I love tennis. My dream has always been to play at Wimbledon. Who knows. I always thought this was possible, even easy, until a few years ago.

Now, in fact, it makes me feel like a complete idiot.

Especially now.

I am stuck in this labyrinth of corridors, without any idea of where the exit is. Or the entrance. I would give an arm and a leg for an emergency exit right now.

At three o'clock I started exploring the seventh floor of this huge hotel. Now I am completely lost.

This is ridiculous, especially if I think about how enthusiastic I was when I first got inside this place.

In fact, I have absolutely no idea of how much time has gone by. Inside here, minutes expand, shorten, multiply. I have no control over them.

It is all Ugo's fault, God damn it! Had I not listened to him, right now I would be out running, on the concrete of a tennis court.

But here I am, stuck and barely able to move.

Ugo is my tennis coach. He is the one who convinced me to do this stupid thing. Incredibly stupid.

He said it was going to help me develop my hearing, my touch and something he called proprioception. Bullshit.

All it has helped me develop so far is a growing urge to give him a kick in the ass, as soon as I can get hold of him.

But there is a problem. I could not see him even if he were here in front of me, right now. At the moment, I cannot see anything. Nothing. Pitch black.

This was Ugo's brilliant idea. With your eyes shut, you cannot trust your sight, not even for the simplest action. You cannot move. You never know what is going to happen if you move.

You cannot know what there is in front of your foot, just a couple of centimetres beyond your shoe. There could be a wall, or even worse, a step. Or maybe nothing.

You cannot know if something is coming towards you, very fast, or very slow. Maybe somebody is staring at you, right now. You don't know.

Trust me, it is a mess. A bloody mess. You should not think I actually saw the short lady with the tiny skirt, a little while ago. I only heard some noises.

toc tOc oC ToC Toc TOC…

and she passed. Next to me, I am almost certain. Nevertheless, I am quite sure she did not even see me, because the Toc toC did not stop or slow down.

At the beginning I thought this was a fun game.

But then I fell, the first time. I was walking and then I stumbled on something and went down, like a bowling pin.

Then I hit a wall, with my cheek. I have no idea of how it got past my hand and arm defense.

Imagine the frustration of wandering in this labyrinth of corridors, for hours. With no idea of where the exit is. Complete silence.

First you are uncomfortable. You fall a couple of times, you are confused. A little bit of anguish. Which becomes slight panic in the stomach. You realize you have lost all sense of the space around you.

You are left with silence, and a lot of time.

Finally you hear something. A person, who is walking nearby you, somewhere. Getting closer.

Heels, a woman. Rapid; she must be in a hurry, or maybe she is wearing a tiny skirt. Or she is not very tall.

As she approaches I try and walk back, I do not know why. I guess I was scared. And I stumble and I fall. Again. She passes by, without even noticing me, she must have been really in a hurry.

I start understanding, however, what Ugo meant. In the darkness, you need to concentrate to understand what happens out there. Out of your body.

Smells become a big thing, for example. I can smell the dusty carpet in the corridors, and my own smell. The smell of my hands, which is slightly different.

Also, the silence is not complete. My shoes make a deaf, soft sound on the carpet.

Ugo told me that when we have our eyes open, we forget about everything else. We do not see what is around us, but only what is in front of us.

He said when we play tennis we need to be conscious of everything that is around us, second by second.

Not only our opponent, on the other side of the court, and the fluorescent yellow ball.

But also our legs, while we prepare to receive the ball; and our wrist, when we hit the ball. The wind, when it changes direction. The hold of our shoes on the ground.

The public that is watching. The sounds of the public, and the referee.

Nothing can take us by surprise, otherwise we lose focus. We all know that Tennis does not forgive those who get distracted.

An annoying thought starts making its way into my mind. Is this a thought? Nor really, more of a feeling.

It comes from my body, somewhere in my body.

And it is not pleasant, at all.

Shit.

I need to pee.

And how am I going to find a toilet, now?

I have no idea of where the entrance, or the exit are. Not to mention a toilet.

There needs to be a toilet on this floor.

But how am I going to find it in this state?

If only I could take off this blind fold.

It is useless. Ugo assured me I was not going to be able to remove it by myself, no matter how hard I tried. It was part of the exercise.

I was meant to be able to find the exit alone, blindfolded. Shit.

I did not consider the toilet problem.

Perhaps I can focus on something else, and forget about my bladder.

Easy to say. But how can I, in complete silence and darkness? Your feelings, as Ugo rightly said, are amplified, when you cannot see. Maybe I can stand up.

No. I am peeing myself.

Proprioception. Maybe this is what he meant. The ability to feel your limbs, to know where they are and what they are doing. Even if you cannot see them.

He said this is the reason you can place a spoon in your mouth, even with your eyes shut. He even made me try this, to convince me it was not so hard an exercise.

What an idiot.

And now what do I do? Think of something else. I want to play at Wimbledon. My dad says that he is sure I will make it.

But everybody laughed when I said this at school. I am not sure I understand why. I do not want to talk about it anymore. I feel ridiculous.

This is all a pile of crap. I will never play at Wimbledon. It is all my coach's fault. Ugo. Damn him. He is waiting for me, outside, at the moment. I need to find my way out.

I will never make it. Shit. I will never make it to Wimbledon

I will not even make it to the toilet.

It had been a good year for the Bilacci family. A baby had been born, they had bought a new and beautiful car, and also a beautiful dog.

The happy family had gathered around the dining table. Guglielmo was sleeping at one side, Paolina had not finished talking with Guglielmina, and Galeazzo was playing with the children.

Two new toys for the children had just arrived, and the kids were bursting with excitement. They had run in the living room early in the morning and had not stopped for one second to play with them.

They had been eating for the whole afternoon. They had a lot of delicious dishes: cured meats for starter, pasta al forno, roast turkey and three different kinds of dessert. It was Christmas!

At one point, Guglielmo, who seemed to be sleeping peacefully, had a heart attack.

But it was not a normal heart attack. Guglielmo used to have one pretty much every day, usually after having eaten.

He started moving uncomfortably on the chair, and shaking his head a little.

Nobody else around the table had realized that Guglielmo was having a very bad time.

The almond cake lay half eaten on the plate. His hands crossed on the chest, confusedly. One leg twisted under the chair, the other unnaturally extended.

In the house of the Bilacci family a very tragic scene was taking shape.

Guglielmo in fact had a heart attack pretty much every day, and some times he even managed to have two in the same day. However, he had never had a heart attack in front of other people.

This was because he did not have a very healthy relationship with his heart attacks. He was very ashamed of them. He carefully avoided having heart attacks in the presence of other people, even his own family members.

Usually, after lunch he would leave and go to his studio. He remained there at least an hour, with the door shut. When he came out, he always pretended nothing had happened. He simply started with the afternoon businesses.

The children had nicknamed the studio “The room of heart attacks”. They never dared to enter it. It was a prohibited and scary place.

This time, perhaps because it was Christmas, Guglielmo forgot to go to his studio after lunch. Or perhaps he fell asleep too quickly, before finishing his meal.

This was already strange. But even more strange was the fact that nobody in the room noticed anything. Nobody realized that Guglielmo had fallen asleep. But then Guglielmo screamed.

AAAAAAAAAHHHHHRRRG

Everyone jumped up, looked at him, and turned pale. He was having a heart attack!

It was a hurly burly. No one knew what to do. Someone proposed to make him lie down on the couch. Another suggested to take him to the room of heart attacks. Somebody else said he should be put directly into bed.

When the heart attack seemed to be taking a turn for the worse, Guglielmina had an idea: to go and look in the room of heart attacks. She hoped she could find something to help her grampa in this horrible moment.

The little one was very scared of the room of heart attacks. Nevertheless, she collected her courage and turn the handle. She entered, and the door closed her in, suddenly.