Italian & English

Odisseo

Odysseus

€ 10
ItalianDescription
Una raccolta di 9 poesie che rimandano ad alcuni dei più famosi episodi dell'Odissea.
ItalianNotes
Sono madrelingua italiano, e ho conseguito una laurea all'Università di Londra. Sono l'autore originale di entrambe le versioni, in Italiano e Inglese, di questa raccolta.
Filippo Grassi
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Si muove sinuosa scorre si arresta si solleva

Una distesa bianca sotto, piatta e liscia. Vergine e desiderosa

Carta bianca, prodotta in serie per essere vergata, letta e poi subito dimenticata.

La carta

Non serve ad altro. E’ completa e ora, inutilizzata;

La penna continua il suo percorso si muove si agita, torna sui suoi passi accigliata

e subito riprende, piu’ convinta, ondeggia, punteggia e rimbalza quando all’improvviso

finisce la carta.

In viaggio, senza sosta In quattro compagni Nella buona e nella cattiva sorte

Sempre in viaggio Una piccola vela bianca Attraversammo I sette mari

Giungemmo un dì Durante una torrida estate Sullo stretto di Sicilia

Quello stretto passaggio Che da millenni è presidiato Dai navigatori temuto

Io non mi sovvenni, E pur Circe mi aveva avvertito, Di guardarmi da Cariddi

Io non m'accostai A Scilla, e non mi allontanai Da Cariddi

Pagammo caro l'errore

Un vortice ci prese La vela si strappò Noi quattro ci abbracciammo

Quando la barca si inabissò

La montagna saliva, i compagni arrancavano alle mie spalle, io guardavo dritto, e non vedevo nulla

Un passo dopo l’altro, non era il coraggio, nemmeno la curiosita’, non era la promessa data

Era la mancanza di altro

Non c’era altro, non c’era nient’altro, avevamo abbandonato ogni alternativa. Molto tempo fa.

Ora, proseguire. Un passo dopo l’altro, un piede davanti a quell’altro.

Non una parola veniva profferita. Non un lamento, ne’ un gemito.

Silenzio.

Un suono. Innaturale. Alieno alle nostre orecchie, che faticano a percepirlo Un rimbombo.

Che sia una tuono? Una frana, qualcosa e’ esploso O forse e’ solo una voce

LE SIRENE

Non aspettavo questo, non ero pronto. Il panico mi assale, la gola si stringe, qualcosa mi afferra

delle mani amiche

Preso, legato, le orecchie libere e disperate

Ascoltano

Se il nevischio arrivasse oggi, non cercherei la signora in bianco.

Perché il nevischio raffredda il cuore, annebbia la vista, placa la passione.

Il suono di sabbia sulla finestra, quando il nevischio struscia sul vetro

e lentamente scende.

Ma io ho bisogno, della signora bianca.

La voglio oggi, la voglio ora.

E di nevischio non c’e’ traccia. Il cielo bianco, color acciaio, riflette il desiderio impotente.

Ho freddo, le dita congelate sono contratte, stalattiti rosee pronte a spaccarsi.

Nella presa ghiacciata un pacchetto piccolo, leggero e

potente.

Eccola, la signora in bianco.

Il motore ronza, un suono sordo e profondo Il mio piede preme, l'acceleratore si abbassa, la macchina accelera e il sedile spinge me ne vado dalla città, imbocco il lungo ponte, il mare sotto, sotto le ruote, silenzioso. Il momento è tremendo.

Passa il ponte, passa il mare, la strada si perde nel bianco, dritta, non ha fine L'adrenalina mi investe, il mio piede preme, e il tachimetro sale

sale il motore rugge, il suo potere non ha confini sale il motore ulula, la benzina brucia e scoppia, velocemente si consuma sale un baccano infernale, il tachimetro è fermo, il limite.

Alzo gli occhi, cerco la strada.

Dov'è la strada? Fuori non c'è nulla, tutto bianco, la strada è scomparsa, la macchina corre nel

vuoto.

E' la nebbia.

La Pallade Atena è intervenuta, per rabbia o per amore ha mandato questa terribile nebbia. Che sia questa l'isola dei Feaci? O forse, sono finalmente ritornato alla mia terra, alla mia casa?

Io non riconosco alcun luogo, alcun volto, sono nelle mani della dea.

Il morbo! Sopraggiunse. Improvviso e bollente

infesto’ la cellula e la sua vicina. I coinquilini, bruciati. Io muoio!

grida il disperato. Egli non sa, non capisce. Chi e’ stato? Io

Io chi?! L’incredulo sventurato ruota l’occhio, aguzza la pupilla. Io chi!??

Ovviamente. Nessuno rispose. Il ciclope e’ inferocito, furbo e’, lo sconosciuto.

Le braccia giganti le mani letali il mostro mulina, ma la caverna e’ vuota, e nessuno si avvicina.

Affrettati, povero mostro, il prigioniero fugge, il prigioniero e’ fuggito.

L’altra sera, erano forse le tre e trenta Io dormivo, silenzioso, ozioso nel lenzuolo mi godevo il mio sogno pericoloso

Eccole! Incespica e starnazza si arrampicano per la strada Una canzone arrangiata senza pieta’ si alza sulle mura e raggiunge la finestra

Il buio, il mio quieto e infausto riposo Rantola una ragazza mentre allegra sghignazza

Il risveglio. Odioso e’ il momento del morboso risveglio Lei ora strilla senza tregua e rincorre una scarpa con l’altra, non teme alcuna offesa.

Ecco,

un oggetto minaccioso brandisco rabbuiato; non perdono il mio sonno disturbato.

Inizio’ cosi’: un mattino intirizziti a precipizio

giu’ per il prepuzio ci precipitiamo, sfortunati reduci di inverecondi

lidi.

Tramortito da infiniti cicli di bici sorpassati i tristi pini

marciti.

Giungo a una capanna, sollevato. Mi stendo al sole, una donna mi raggiunge. Sei affamato?

La favella mi manca. Parla lei, non comprendo. Stremato mi sollevo, la saluto e vado.

Ma dopo due passi improvvisamente la terra si avvicina. Cerco il cielo, non lo vedo più. Le gambe raddoppiate, le dita dimezzate, non ho piu’ mani non ho piu’ piedi.

Muovo la coda, sono un animale. Grido, ma sento solo un grugnito Dov’e’ il maiale?! Vedo Circe.

Ho cercato troppo, non ho più fiato.

Come quando l’indiano rincorreva il bufalo. Corre senza tregua Nella prateria americana e stanco

Abbandona la caccia, e siede

A gambe incrociate. Accende il fuoco, prepara il giaciglio, dichiara la sua giornata conclusa. Non c’è più nulla da fare, nulla da dire Nessuno con cui parlare

Ecco, io sono seduto, Sulla mia poltrona, nel mio salotto, nella mia casa. Sono le sei in punto, è finito il pomeriggio. Non c’è più nulla da fare, nulla da dire Nessuno con cui parlare

Gaber direbbe, è arrivato il momento, Devi farti uno Shampoo. Gaber cantava di una giornata uggiosa, di nessuna via di scampo, Se non una doccia calda, e della schiuma bianca.

La testa ovattata, nessuna voglia, una giornata sprecata.

It moves, sinuous it flows, stops and lifts up

A white expanse underneath, flat and smooth. Virgin and desirous

White paper, serially produced in order to be laid, read and immediately forgotten.

Paper

It does not serve any other purpose. It is finished and now, unused;

The pen continues its path it moves and shakes, comes back with a furrowed brow

and quickly resumes, more determined, sways, studs and bounces when suddenly

it runs out of paper

Traveling, with no break Four companions Through the good times and the bad

Always traveling A little white sail We crossed the seven seas

We arrived one day During a scorching summer To the Strait of Sicily

That narrow passage Guarded for millennia Dreaded by seamen

I did not remember, Even though Circe had warned me To be weary of Cariddi

I did not draw near To Scilla, I did not draw away from Cariddi

We paid dearly our mistake

A vortex took us Ripped the sail We embraced each other

When the ship sunk

The mountain climbed, my companions hobbled behind my shoulders, I looked straight, and did not see anything

One step after the other, it was not courage, nor was it curiosity, it was not the promise made

It was because of the lack of something else

There was nothing else, there was nothing else, we had abandoned all alternatives. Very long ago.

Now, carry on. One step after the other, one foot after the other.

Not one word was spoken. Not a complaint, nor a groan.

Silence.

A sound. Unnatural. Alien to our ears, that struggle to hear it A rumble.

Could it be a thunder? A landslide, something exploded Or maybe it is only a voice

SIRENS

I was not waiting for this, I was not ready. Panic assaults me, my throat shrinks, something grabs me

friendly hands

I am picked up, tied up, my ears free and desperate

They listen

If sleet were to come today, I would not look for the lady in white.

Because sleet dampens the heart, dims sight, placate passion.

The sound of sand on the window, when sleet glances off the glass

and slowly descends.

But I have a need. The white lady.

I want her today, I want her now.

And there is no trace of sleet. The white sky, the colour of iron, reflects the impotent longing.

I am cold, frozen fingers are contracted, pink stalactites ready to snap.

In the frozen grasp a little package, light and

powerful.

Here she is, the lady in white.

The engine roars, a sound, deep and deaf My foot presses, the accelerator lowers, the car accelerates and the seat pushes I am leaving the city, I take the long bridge, the sea underneath, under the wheels, silent. It is a fearsome moment.

The bridge passes by, the sea passes, the road is lost in white, straight, it has no end The adrenaline hits me, my foot presses, and the speedometer ticks over

goes up the engine growls, its power has no limit goes up the engine wails, petrol burns and explodes, it is consumed fast goes up an infernal racket, the speedometer is fix, the limit.

I raise my eyes, seeking the road.

Where is the road? There is nothing outside, everything is white, the road has disappeared, the car runs in the

void.

It is the fog.

Athena has intervened, out of anger or out of love she has sent this terrible fog. Could this be the island of the Phaecians? Or perhaps, I have finally returned to my land, my home?

I cannot recognize any place, any face, I am in the hands of the goddess.

The disease! It occurred. Sudden and boiling

It infested the cell and its neighbor. Its inmates, burnt. I am dying!

He screams in desperation. He does not know, does not understand. Who was it? Me

Who?? Incredulous and unfortunate, he rotates his eye, sharpens his pupil. Who??

Of course. Nobody answers. The cyclopes is enraged, he is cunning, the stranger.

He waves his enormous arms and lethal hands, but the cave is empty, and Nobody draws nigh.

Hurry, poor monster, the prisoner is escaping, the prisoner has escaped.

The other night, it was half past three I was sleeping, silently, idle wrapped in my bed sheet I enjoyed my dangerous dream

There they are! Stumbling and honking they clamber up the street A song arranged with no pity raises from the walls and reaches the window

Darkness, my quiet and inauspicious sleeping. A girl gasps howling raucously

The awakening. Odious is the moment of the noxious awakening She now screams with no break and one shoe chases the other, she has no fear of offense or injury.

Here,

I, gloomy , wield a menacing object; I could not forgive my disrupted sleep.

It began like this: one morning numb from the cold, headlong

down the precipice we rush, unlucky survivors of shameless

shores.

Knocked out by infinite cycles of bicycles surpassed by the sad pine trees

rotten.

I reach a hut, relieved. I lie down in the sun, a woman approaches. Are you hungry?

Speech evades me. She speaks for me, but I don't understand. Exhausted I stand up, I say good bye and leave.

But after two steps suddenly the earth approaches. I seek the sky, but I can't see it anymore. My legs have doubled, my fingers are halved, I have no hands and no feet.

I move my tail, I am an animal. I scream, But I can only hear a grunt Where's the pig?! I see Circe.

I have searched too much, I am out of breath.

Like when the Indian chased the buffalo, He runs granting himself no truce On the American Prarie, and exhausted

Relinquishes his prey, and sits

Crossed legged. Lights the fire, prepares his cot, and thus proclaims the end of his day There is nothing left to do, nothing left to say No one with whom to speak

Here, I sit On my couch, in my living room, in my house. It is six o'clock, the afternoon is finished There is nothing left to do, nothing left to say No one with whom to speak

Gaber would say, the moment has come, You should shampoo yourself. Gaber sang of a tedious day, no way out, But a warm shower, and some white foam.

My ears feel muffled, I have no desire, I have wasted this day.